Durante la tradizionale conferenza stampa della giuria, alla presidente della giuria del 78esimo Festival di Cannes, Juliette Binoche, è stato chiesto perché non avesse firmato la lettera aperta dell’industria cinematografica mondiale che condannava il “silenzio” sull’impatto letale e mortale dell’attuale campagna militare israeliana a Gaza, replicando a un giornalista della divisione inglese di Al Jazeera: “Non posso risponderle. Forse tra non molto capirete perché“. Tra i firmatari del documento, apparso lunedì sul sito web del quotidiano francese Libération, spiccano oltre 350 personalità del mondo del cinema, tra cui Richard Gere, Susan Sarandon e Javier Bardem, intervenuti a sostegno dell’artista e fotoreporter 25enne di Gaza Fatma Hassouna.
La giovane donna è stata uccisa in un attacco aereo israeliano a metà aprile, appena 24 ore dopo l’annuncio che il documentario di Sepideh Farsi Put Your Soul On Your Hand And Walk , che esplora la vita di Hassouna nella Striscia di Gaza, sarebbe stato presentato in anteprima mondiale nella sezione parallela di Cannes, ACID. Dieci dei suoi parenti, tra cui la sorella incinta, sono stati uccisi nello stesso attacco.

La presidente di giuria Juliette Binoche insieme ai giurati (da sinistra) Carlos Reygadas, Jeremy Strong e Halle Berry. Foto: Pascal Le Segretain/Getty Images
Sollecitata sui dazi imposti da Donald Trump su film e prodotti televisivi e audiovisivi provenienti dall’estero e destinati agli Stati Uniti, Binoche, che aveva condiviso anche il set di Un beau solei intérieur (L’amore secondo Isabelle, in italiano) di Claire Denis con Gérard Depardieu, appena condannato a 18 mesi con pena sospesa per aggressione sessuale sul set di Le persiane verdi (Les Volets Verts) di Jean Becker del 2021, ha detto: “Non sono sicura di essere in grado di rispondere a questa domanda, perché richiede un’analisi dell’industria e del cinema nel mondo. Capisco che il Presidente Trump stia cercando di proteggere il suo paese, ma noi abbiamo una comunità cinematografica molto forte nel nostro continente, in Europa. Quindi non so davvero cosa dire al riguardo. Credo che possiamo vedere tutto che sta lottando e che sta cercando in molti modi diversi di salvare l’America e di salvarsi il culo“.
A chi le chiedeva, facendo eco all’affaire Depardieu, se pensasse che il MeToo ha contributo a cambiare il mondo in positivo, ha replicato: “Certo, sì, assolutamente. Da diversi anni, il festival segue questa tendenza nella vita sociale e politica. Ci sono stati grandi cambiamenti nel mondo. A volte segue le tendenze, a volte le anticipa“, ha affermato. “Credo che il festival sia sempre più al passo con quello che sta succedendo oggi: l’ondata del MeToo ha impiegato un po’ di tempo per rafforzarsi”.
Oltre a Strong e Berry, la giuria di quest’anno include anche la regista di All We Imagine as Light Payal Kapadia, il regista sudcoreano Hong Sangsoo, l’attrice italiana Alba Rohrwacher, la scrittrice franco-marocchina Leïla Slimani, il documentarista congolese Dieudo Hamadi e il cineasta messicano Carlos Reygadas. Sotto la presidenza di Greta Gerwig, lo scorso anno la Palma è andata ad Anora di Sean Baker, che si è poi aggiudicato l’Oscar al miglior film.
Foto: Gareth Cattermole/Getty Images
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