Justin Lin: “Star Wars era roba da ricchi, io sono cresciuto con Star Trek”
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Justin Lin: “Star Wars era roba da ricchi, io sono cresciuto con Star Trek”

Il regista dell’ultimo capitolo delle avventure dell’Enterprise, Beyond, risponde alle nostre domande alla vigilia dell’uscita del film nelle sale

Justin Lin: “Star Wars era roba da ricchi, io sono cresciuto con Star Trek”

Il regista dell’ultimo capitolo delle avventure dell’Enterprise, Beyond, risponde alle nostre domande alla vigilia dell’uscita del film nelle sale

Se mi chiedi in assoluto cosa preferivo da bimbo tra Star Trek e Star Wars, non so cosa risponderti. I due film erano una questione molto diversa. Io vengo da una famiglia di immigrati della working class e, molto semplicemente, Star Wars non è mai stata una possibilità. Lo davano al cinema, e non potevamo permettercelo, dopodiché c’erano tutti questi gadget meravigliosi, e non potevamo permetterci nemmeno quelli. Star Wars l’ho visto per la prima volta in VHS, a metà degli anni ’80, e poi sono tornato a vederlo al cinema quando lo hanno distribuito di nuovo in sala, qui a Los Angeles. Star Trek invece era una faccenda molto differente, ho iniziato a vederlo a otto anni, perché lo davano in tv, arrivava nelle case di tutti. Quindi è sempre stato parte del mio immaginario, e in un certo senso mi ha anche aiutato ad integrarmi nella società americana”.

Chi parla è Justin Lin, 43 anni, nato a Taipei, regista tecnicamente preparatissimo e uomo entusiasta che si è costruito una carriera a Hollywood grazie al suo amore per Fast & Furious. Molto prima di dirigere quattro capitoli del franchise (abbandonato dopo il sesto capitolo), Lin si rivela infatti con un piccolo film indipendente che è una specie di prequel non ufficiale, Better Luck Tomorrow, autoprodotto con “due amici, cinque carte di credito e un bel po’ di debiti bancari: gli interessi erano al 18%, e salivano abbastanza in fretta da farci sudare tutti quanti”. Quel film viene selezionato al Sundance e acquistato per la distribuzione dalla Paramount. Insieme al sequel (ma forse sarebbe meglio parlare di spin-off dello spin-off) Annapolis, con protagonista James Franco, incasserà complessivamente 20 milioni di dollari al botteghino e venderà oltre 4 milioni di dvd.

Di questa lunga parte della sua vita e della sua carriera, in Star Trek Beyond (qui la recensione) compare una specie di citazione diretta nella scena in cui Kirk affronta le armi nemiche cavalcando una motocicletta, ma è più in generale il ritmo forsennato del film, la capacità di costruire il racconto attraverso un flusso di azione ininterrotta, e la gestione dell’equipaggio dell’Enterprise (ciascuno dei membri principali ha una parte attiva nel movimento del film e qualche attimo da protagonista) che testimoniano la sua firma. “Diciotto mesi fa non c’era nemmeno una sceneggiatura, abbiamo dovuto lavorare a un ritmo forsennato, quindi i problemi sono stati soprattutto logistici. 76 giorni per la prima unità, e solo 2 per la seconda. Di solito con film di questo genere ci sono almeno 86 giorni a disposizione per la prima unità, e 20 per la seconda. Una vera sfida, ma ho sempre amato le sfide. Di sicuro, per dedicarti al lavoro in modo così totalizzante, devi amare molto la saga…”.

Tempi da serialità televisiva, che farebbero sembrare più economico e ragionevole girare senza soluzione di continuità due o tre film alla volta, tanto più che il quarto capitolo è già stato annunciato: “Dovresti dirlo agli Studios, che in generale preferiscono dedicarsi a un progetto alla volta, promuoverlo, vedere come va, e poi prendere una decisione. Ma aggiungo che, per la mia esperienza, per un gruppo che lavora su un progetto così grosso e impegnativo, a volte per 24 ore al giorno, lavorare con una deadline chiara è importante”.

A questo punto andiamo al nocciolo della questione, ovvero che cosa significhi per lui Star Trek a livello di narrazione e immaginario: “L’ho sempre associato alla sensazione di scoperta, al piacere dell’esplorazione, e all’esistenza di una famiglia che prescinde dai legami di sangue. Se ci pensi, Star Trek è uno show molto poco televisivo. Televisione significa lavorare su pochi set, e riutilizzarli ad ogni puntata, mentre in Star Trek c’è la necessità di mostrare qualcosa di diverso ogni volta. Dopo i primi due film, nel terzo mi sembrava importante recuperare queste coordinate e individuare un viaggio esistenziale nuovo per Kirk e Spock”.

Alla fine della chiacchierata, considerata la disponibilità e la leggerezza con cui Lin affronta tutte le questioni, mi concedo una piccola licenza da vero nerd, perché c’è una cosa che mi ha deluso, e non resisto alla tentazione di chiedergli una spiegazione.

Ve la riporto come è avvenuta.

Domanda – “Hai presente alla fine del film, durante il party? Kirk e il dottor McCoy arrivano assieme e… sono vestiti allo stesso modo! Tutti alla festa hanno il loro look caratteristico, invece Bones è vestito come il capitano, da vero duro, con un giubbino, i jeans e una maglietta. Nel vecchio telefilm una cosa del genere non sarebbe mai successa”

Risposta – “Oh mio Dio, abbiamo discusso moltissimo di quel giubbetto con Karl (Urban, l’attore che interpreta McCoy, ndr), perché, è vero, è un giubbetto molto bello, non te lo aspetti dal dottore. Ma lui ci teneva particolarmente, e quello che posso dirti è che comunque nei nuovi film di J.J. Abrams i personaggi seguono una diversa linea temporale, e quindi anche una nuova evoluzione. Fanno scelte diverse, e possono cambiare rispetto a come siamo abituati a vederli”.

Domanda – “Ok, ho capito. Mi sa che non mi è piaciuto lo stesso”

Risposta – “Si, beh, vedila così, lui nel film ha queste scene d’azione, per un po’ interpreta la parte dell’eroe… Quindi alla fine il personaggio è come se si fosse un po’ montato la testa, e vuole vestirsi di conseguenza, è come se se lo fosse guadagnato”.

Domanda  – “Sai cosa? Dovevi far dire una battuta a Kirk, una cosa tipo ‘Ehi, Bones, da quand’è che ti vesti come me?’ ”

Risposta – “Ora vuoi fare lo sceneggiatore!”

E qui, fortunatamente o sfortunatamente (decidete voi), il pr interviene e comunica che i venti minuti sono finiti.

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