La sera del 31 dicembre la Tv nazionale giapponese offre una programmazione che non conosce rivali: da 75 anni a questa parte, il Kohaku Uta Gassen è l’appuntamento televisivo più seguito della fine dell’anno.
Nato nel 1951 e trasmesso ogni anno sulla rete pubblica NHK, lo show è una competizione canora (il titolo significa “La battaglia dei canti rossi e bianchi”) in cui artisti divisi in due squadre — un Team Rosso, tradizionalmente femminile, e un Team Bianco, maschile – si danno battaglia a colpi di esibizioni dal vivo. Alla fine il pubblico e una giuria votano il vincitore, ma, a costo di risultare stucchevoli, la vera vittoria è esserci. Per capirci, se quando noi vediamo un big esibirsi a un concerto di Capodanno siamo abituati a pensare “ma non aveva niente di meglio da fare?”, in Giappone salire sul palco del Kohaku è una sorta di consacrazione nazionale: gli unici a rifiutare l’invito sono quelli che non pensano di poter diventare più famosi di così. E infatti, nel corso dei decenni, il Kohaku è stato lo specchio fedele della cultura musicale giapponese di ogni epoca: negli anni ’60 ha celebrato l’età d’oro degli enka, negli ’80 ha consacrato le prime idol e negli anni Duemila ha aperto le porte al pop globale e ai fenomeni nati online.
Sul palco si sono alternati band strapopolari come le Perfume, nomi legati al mondo degli anime come LiSA e Yoasobi, cantautrici come Ayumi Hamasaki e Hikaru Utada. Dettaglio abbastanza bizzarro, almeno per uno spettatore occidentale, è che, pur essendo “lo show di capodanno” per antonomasia, il programma si conclude poco prima della mezzanotte, non includendo il fatidico conto alla rovescia – che per noi è da sempre un momento televisivo imprescindibile tra il trash e la tradizione. A conferma che, in Giappone, la musica è una cosa seria e il saluto all’anno nuovo una faccenda privata.
Photo by Scott Dudelson/Getty Images for Coachella
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