Kristen Stewart non ha partecipato alla conferenza stampa ufficiale del Festival di Cannes lo scorso venerdì, in concomitanza con la proiezione ufficiale di Clouds of Sils Maria di Olivier Assayas in concorso, ma ha rilasciato un’intervista ad alcuni dei principali media internazionali tra cui Indiewire, che oggi ha pubblicato l’intervista integrale.
Ecco che cosa ha detto riguardo al film, per il quale tutti i media hanno dichiarato che l’ex Bella Swan è davvero cresciuta in modo incredibile e non più riducibile unicamente a icona delle saghe per teen ager. Ecco cosa ha detto lei a riguardo:
«Non sto cercando di dimostrare niente a nessuno» si è schernita la giovane attrice. Partita come attrice “indie” per Fincher con Panic Room e con Into the Wild per Sean Penn, -una volta entrata nella galassia Twilight – è diventata oggetto dell’attenzione globale dei media soprattutto per la sua liaison con il partner sullo schermo Robert Pattinson più che per il suo talento. Era più che credibile e intuibile che cercasse una sorta di “riscatto”. Ci aveva già provato due anni fa con il discutibile e non molto apprezzato On the Road, ma la sua maturità artistica è emersa solo in questi giorni all’indomani delle proiezioni cannensi di Camp X-Ray e Clouds of Sils Maria. All’intervista non si è presentata più la timida ragazzina spaventata delle prime round table di qualche anno fa, l’attrice si è presentata al tavolo con i principali giornalisti cinematografici del mondo con piglio, grinta e passione. Abbiamo selezioanto le domande più interessanti della lunga intervista riportata da Indiewire.
Pensi mai ai tuoi film come prodotti?
«Ignoro totalmente l’idea che stiamo dando vita a dei prodotti. Io scelgo davvero con cura ogni progetto che mi viene sottoposto e baso le mie scelte sul desiderio, il quale è basato solo sulla volontà di far sì che quella determinata storia prenda vita».
Stai usando la tua celebrità come uno strumento per emergere come regista?
«Ho solo girato un video musicale per un mio amico (“Take me to the South“ della band Sage + The Saints, ndr) e mi sembra già che se ne stia facendo qualcosa che non è. È qualcosa che ha richiesto 4 giorni di lavorazione, una piccola divertente storia che ha già ricevuto molta più attenzione di quella che avrebbe dovuto ricevere».
Da Biancaneve e il cacciatore a Sils Maria. Blockbuster e film indipendenti. Sembra che tu non faccia particolare distinzione...
«È possibilissimo fare un film importante, ma che sia significativo e veritiero e mettere sullo sfondo uno scenario che sia credibile e onesto. E nello stesso tempo amo i blockbuster. Sono americana; sono cresciuta con quei film. Quando non segui una logica puramente commerciale, penso sia possibile conciliare le due cose».
Ti è mai capitato di avere un rapporto simile a quello con la Binoche nel film con le tue assistenti personali?
«Io ho avuto un’assistente mentre realizzavamo la saga di Twilight. Perché ho fatto un film diverso in mezzo a quei film ed era veramente tanta roba da gestire e quindi avevo bisogno di qualcuno a cui poter chiedere cose come: Potresti comprarmi della carta igienica? Per me, comunque, non è stato così difficile immergermi nel ruolo di Sils, perché gli attori diventano persone super-isolate. E di nuovo lo ripeto, non mi sto lamentando di niente, ma finisce che hai un’unica prospettiva perché le persone non parlano con te. Si sentono in soggezione come se non potessero semplicemente venire lì da te e dire: “Hey, ciao”. Improvvisamente tu sei incredibilmente solo. Così le persone ingaggiano i loro amici per questi lavori e succede si superino i confini. Loro diventano collaboratori, dipendenti, soci, amici e a volte la tua mamma».
Che cosa ti ha attratto dall’interpretare questo ruolo?
«Ci sono queste due donne che sono codipendenti e ossessionate l’una dall’altra in molti modi. E non rientrano nele normali categorie di relazione. Quello di cui parla il film è una relazione veramente unica e speciale all’interno di un mondo esoterico. Le due donne devono attraversare un momento veramente delicato e difficile in cui capire come maneggiare la situazione. Entrambe sanno bene che la loro relazione non è sana e che bisognerebbe affrontare le cose in modo diverso e tutto questo le avvicina in modo incredibile».
Ha fatto un tatuaggio dopo il film. Che significato ha?
«L’ho fatto proprio a causa del film. Ho voluto che il personaggio di Valentine fosse tatuato, così avevo questi tattoo fatti coi trasferelli. Volevo che ci fossero dei dettagli che introducessero il personaggio, visto che nel film si parla solo di Maria. Lei ha degli interessi, gira diversi posti. E mi sono affezionata così tanto a uno di questi tattoo che alla fine me lo sono fatto per davvero. È un dettaglio del quadro di Picasso Guernica. È perfetto per me, un pezzo del mio cuore. Un quadro che avevo avuto l’occasione di vedere a 18 anni a Madrid in un viaggio che ha significato davvero molto per me».
C’è stato un tempo in cui la fama ti dava fastidio. Hai imparato a gestirla?
«Sono cambiata completamente. Ero totalmente sopraffatta da tutta quella celebrità. Adesso sono un po’ più vecchia e abituata, ma all’inizio ero completamente impanicata e sembrava che a nessuno importasse nulla tranne che a me».
Quindi la fama non ti piace, si potrebbe concludere…
«È qualcosa che può davvero distruggerti, pensare costantemente a cosa pensano gli altri di te. Quelli che sono fissati col diventare delle movie star non capiscono che non è quello che ti dà la felicità, perché non stai facendo niente per te stesso, ma solo per gli altri».
Pensi che gli attori siano strani?
«Bisogna andare fuori nel mondo e mostrare quello che hai imparato. Io ho lavorato molto. Non sono i freni che ti aiutano, ma gestire gli input e le responsabilità. La maggior parte delle persone che hanno uno stimolo sono strane, perché in realtà la maggior parte della gente non ne ha e quindi i creativi si devono proteggere davvero».
Fonte: Indiewire
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