Kung Fu Panda 3: ritorna Po, con una morale che fa discutere. La recensione
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Kung Fu Panda 3: ritorna Po, con una morale che fa discutere. La recensione

Fabio Volo torna a doppiare il panda più irresistibile del mondo dell'animazione, ma qualcuno storce il naso

Kung Fu Panda 3: ritorna Po, con una morale che fa discutere. La recensione

Fabio Volo torna a doppiare il panda più irresistibile del mondo dell'animazione, ma qualcuno storce il naso

Anche chi non ha mai seguito le avventure del maldestro Po in questi giorni avrà sentito parlare del terzo capitolo di Kung Fu Panda. A sollevare la bagarre è stato un post su Facebook dell’onorevole Mario Adinolfi che accusava il film d’animazione della Dreamworks di fare «il lavaggio del cervello gender ai bambini». Sorvolando su cosa significhi lavaggio del cervello gender il protagonista di Kung Fu Panda sarebbe colpevole di avere due papà (qui la rissa radiofonica tra il politico e il doppiatore di Po, Fabio Volo). Ma andiamo per ordine.

L’atteso terzo capitolo della fortunata saga animata di casa Dreamworks (che per ora, nel mondo, ha guadagnato 1.6 miliardi di dollari) arriva in sala e ci ri-catapulta nell’antica Cina, tra Maestri di Kung Fu non convenzionali, noodle e ravioli al vapore.

Dopo un incipit nel mondo degli spiriti in cui facciamo conoscenza del perfido Kai – deciso a tornare nel mondo dei vivi e assorbire il Ki (l’energia) di chiunque gli si pari davanti – ritroviamo Po, ormai eletto a star del suo villaggio dopo gli atti di eroismo dei precedenti episodi. Tutto preso dalla sua nuova carica di Maestro (ora che Shifu si è ritirato a vita contemplativa) Po ha non pochi problemi nell’insegnare il Kung Fu ai Cinque Cicloni.
Come se non bastasse gli allenamenti sono interrotti da due avvenimenti imprevisti: l’arrivo del padre biologico di Po e l’arrivo in Cina del perfido Kai. Se l’arrivo di Kai aka il crea vedove impegnerà Po in uno scontro all’ultima mossa di Kung Fu, l’arrivo del papà biologico (guardato con estremo sospetto da papà-adottivo-oca Mr. Ping) porterà il panda a scoprire la sua vera natura, ma non solo.

L’animazione, che mixa suggestioni cinesi e giapponesi in una splendida tavolozza di colori, si conferma spettacolare, così come l’uso intelligente della terza dimensione. Ma la forza di Po, e della saga che porta il suo nome, sta nell’aver trovato il giusto equilibrio tra slapstick, tenerezza e messaggi veicolati. In questo episodio, che conquisterà il cuore degli adulti ancor più di quello dei piccoli, Po imparerà una grande lezione: è la nostra specificità a renderci forti. Per dirla con altre parole, solo apparentemente banali: è ciò che siamo che ci rende ciò che siamo.

Sul versante “politico” Kung Fu Panda 3tralasciando le interpretazioni di convenienza figlie del tempo che viviamo in Italia, è sicuramente espressione di una sensibilità progressista, e il fatto che ci si trovi di fronte a un figlio con due papà (uno adottivo e uno naturale) non è indifferente.
Ma il film si è anche fatto promotore, negli States, di un’iniziativa dell’U.S. Department of Health and Human Services per sensibilizzare alla “paternità responsabile”.

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