Era decisamente inquietante 30 anni fa e lo resta anche oggi nella sua versione contemporanea, aggiornata, ammodernata, digitalizzata.
Ha motivazioni diverse, lo stile è cambiato, ma resta sempre lei, la bambola assassina, con tanto di immagine iconica del suo braccio fasciato in un maglioncino a righe, che stringe un coltellaccio pronto a infilzarsi nel malcapitato di turno. È proprio questa l’immagine simbolo del manifesto del film che uscirà nelle sale italiane il 19 giugno, con l’intenzione, da parte dei produttori, di rilanciare un franchise che con cinque film usciti dall’88 al 2004 ha incassato poco meno di duecento milioni di dollari, un risultato straordinario per quei tempi e per una saga horror.
Ritorna dunque nei cinema Chucky, immortale incubo di milioni di bambini che ha segnato un’epoca, e lo fa in una stagione che fino a qualche anno fa non era considerata adatta al genere horror, che però è ormai stato sdoganato ed è equiparato ad altri generi considerati più popolari. «Abbiamo deciso di farlo uscire negli Stati Uniti in contemporanea con Toy Story 4. Non un caso. C’è chi andrà a vedere dei giocattoli buoni, asettici e amorevoli e poi chi invece si gusterà l’insana follia della nostra bambola», ha detto il regista Lars Klevberg a margine della presentazione in assoluta anteprima a Los Angeles di alcune scene del film.
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