Il cinema è pronto al grande cambiamento. La Camera del Senato ha infatti approvato la nuova legge “Disciplina del cinema e dell’audiovisivo”, un provvedimento «atteso da decenni», come lo descrive il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, che entrerà in vigore da gennaio 2017. Ma ora che finalmente l’ok dai piani alti è arrivato, cosa cambia per l’industria con la nuova legge?

Partiamo dagli obiettivi, che mirano a ridefinire l’industria dal punto di vista culturale e sociale, ma anche economico. Importante l’ultima parte della frase: con la nuova legge, infatti, si crea un fondo d’investimento totalmente autonomo a supporto del settore che, stando a quanto evidenziato dal Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), porterà le risorse a crescere del 60%. In cifre, non si stimano meno di 400 milioni di euro annui da investire. Il nuovo ente – ed è questa la novità principale – si autofinanzierà, alimentato anche dalle tasse di settore pagate da trasmissioni televisive, distribuzioni e proiezioni cinematografiche ed erogazioni di servizi di accesso a internet. Dal 2017, l’11% di questi introiti farà da base al calcolo delle risorse di finanziamento: più l’industria funziona e riesce a generare denaro, più ne riceverà dallo stato.

A tutto questo si aggiunge poi un prezioso e più convinto sostegno a produttori e distributori cinematografici, che potranno godere di contributi automatici per le opere di nazionalità italiana, calcolati in base al successo al box office, alla diffusione sul territorio e ai premi ottenuti dai film. Inoltre, aumenta anche l’appoggio ai giovani autori, in quanto il 18% del nuovo fondo d’investimento è dedicato proprio al sostegno di opere prime e seconde, start-up, piccole sale e festival che promuovono cinema di qualità.

Cambiano, e non di poco, i meccanismi di censura: a valutare il film non sono più commissioni ministeriali, ma gli stessi produttori e distributori, che vengono quindi maggiormente responsabilizzati (come avviene in America con la MPAA, per esempio). Lo stato può intervenire solo in casi eclatanti, ma saranno gli operatori a decidere a chi e come vietare i vari film.

Per una ridefinizione e soprattutto un rilancio del settore, non si possono dimenticare le sale cinematografiche, riconosciute “d’interesse culturale”: per la ristrutturazione, la riapertura di cinema chiusi o l’apertura di nuove sale, è stato stabilito un piano d’investimento speciale di 120 milioni di euro in cinque anni, così da aumentare il numero di schermi sul territorio. Una buona notizia anche per le sale storiche, che potranno godere più facilmente del vincolo di destinazione d’uso, scongiurando di essere rimpiazzate in favore di altri progetti.

La nuova legge prevede anche un potenziamento della digitalizzazione delle opere cinematografiche: da un lato garantirà una maggiore conservazione dell’archivio nazionale, dall’altro favorirà l’inserimento del cinema nelle scuole. Il 3% del Fondo, infatti, è “riservato ad azioni di potenziamento delle competenze cinematografiche ed audiovisive degli studenti, sulla base di linee di intervento concordate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Ministero dell’istruzione e della ricerca scientifica”.

Dunque: più soldi da investire rispetto al passato, la fine della censura statale, più appoggio alle promesse del nostro cinema, valorizzazione delle sale cinematografiche, così da farle tornare ad essere il cuore dell’esperienza audiovisiva, e formazione nelle scuole. Il semaforo verde è scattato e la via sembra quella giusta per puntare a un futuro roseo. La speranza è di non sbagliare strada.

Fonte: Mibact

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