La chitarra nella roccia: Lucio Corsi incanta la Festa del Cinema col concerto più visionario della Maremma
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La chitarra nella roccia: Lucio Corsi incanta la Festa del Cinema col concerto più visionario della Maremma

Un live unico nel suo genere approda alla Festa del Cinema di Roma. Tra pellicole 16mm e suggestioni medievali, scopriamo come nasce La chitarra nella roccia, un viaggio che attraversa musica, radici e visioni

La chitarra nella roccia: Lucio Corsi incanta la Festa del Cinema col concerto più visionario della Maremma

Un live unico nel suo genere approda alla Festa del Cinema di Roma. Tra pellicole 16mm e suggestioni medievali, scopriamo come nasce La chitarra nella roccia, un viaggio che attraversa musica, radici e visioni

È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma La chitarra nella roccia – Lucio Corsi dal vivo all’abbazia di San Galgano, un progetto che unisce musica, memoria e immaginario visivo trasformando uno dei luoghi più suggestivi della Maremma in un’esperienza scenica e cinematografica. Il film-concerto nasce dal legame profondo di Corsi e del regista Tommaso Ottomano con quella terra e con l’Abbazia stessa, simbolo di adolescenze trascorse tra sogni, fughe di immaginazione e prime ossessioni musicali. «Siamo cresciuti in Maremma, chiusi nelle nostre camerette a cercare una via di fuga nell’immaginazione e negli strumenti», hanno raccontato in conferenza stampa. «San Galgano era già un luogo mentale, molto prima di diventare il luogo fisico di questo concerto».

L’abbazia senza tetto, sospesa tra pietra e cielo, diventa la scenografia naturale di un live che punta a restituire lo stupore di un rito antico e allo stesso tempo visionario: «Da bambini ci metteva soggezione, da adulti ci ha fatto sognare. È un luogo onirico, cresciuto in mezzo ai campi come uno degli alberi. Era inevitabile che, prima o poi, immaginassimo un palco lì dentro».

Il risultato è un concerto che dialoga con lo spazio e con l’aria aperta, in cui scenografia e territorio si fondono, amplificando il carattere artigianale e poetico dell’operazione. Anche la scelta tecnica va in questa direzione: il film è stato girato in 16mm, con sei cineprese e una lavorazione complessa che ha imposto pause, cambi rullo e una gestione quasi “analogica” del tempo: «Volevamo restituire un’idea di verità, rispettare l’anima del luogo e l’anima del progetto. La pellicola ci ha permesso di farlo, anche se significava fermare tutto ogni due canzoni per ricaricare».

Il concerto alterna luce naturale, crepuscolo e notte, sfruttando la particolarità dell’abbazia: un interno senza soffitto che diventa esterno, un palco che respira con il paesaggio. Persino l’uso delle riprese aeree nasce da una logica di rispetto e misura. «Un luogo così non va schiacciato in estetica, va accompagnato. Volevamo che l’abbazia fosse parte del racconto, non un semplice sfondo».

In conferenza stampa c’è stato spazio per parlare anche del percorso di Corsi, in un anno segnato da nuova popolarità e da un pubblico intergenerazionale: «Ai live vedo bambini, nonni e ragazzi della mia età. È un minestrone bellissimo, ed è quello che mi rende più orgoglioso».
Il legame con la propria terra, comunque, resta il centro emotivo del progetto: un viaggio musicale radicato nella memoria e nel paesaggio, capace di trasformare un concerto in una visione collettiva sospesa tra rito, natura e immaginazione. «La Maremma mi tiene con i piedi per terra. Come gli alberi: crescono, guardano lontano, ma restano dove sono nati».

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