Sembra Gesù, con quei lunghi capelli biondi che gli cadono dritti sulle spalle e gli occhi chiari, pacifici, impenetrabili. Gesù con i Ray-Ban, gracile e quasi spaventato dal brusìo dei giornalisti che lo attendono in una villa del Testaccio per le interviste romane, in una mattina piovosa di novembre. Proprio lui, che come frontman dei 30 Seconds to Mars è abituato ad affrontare 50mila fan urlanti, a gettarsi a corpo morto sulla punta delle loro braccia.

E che al cinema sceglie sempre ruoli fisicamente estremi, come il tossicodipendente di Requiem for a Dream o il ragazzo che si fa sfigurare in Fight Club. Misteri da star e da rockstar che Jared Leto incarna fino in fondo, sembrando prima distantissimo, quasi estraniato, e un attimo dopo partecipe e curioso. Come quando, durante l’intervista per Dallas Buyers Club – in cui interpreta Rayon, un travestito dai modi materni, ammalato di AIDS e tormentato dal passato – ci chiede cosa pensiamo del caso Amanda Knox, su cui ha appena finito di leggere un libro: «Voi tornereste in un Paese dove avete passato tre anni e mezzo in carcere? Dopo essere stati accusati di stregoneria? Perché è stata scagionata, quindi dovremmo essere tutti d’accordo sul fatto che è innocente, a meno che qualcuno non dimostri il contrario».

Quindi sei convinto che sia innocente?
«Di certo so che, innocente o meno, è molto probabile che non tornerei mai in Italia dopo aver passato quello che ha passato lei. È spaventosa l’idea di tornare indietro. Ed è comunque interessante che non ci fosse il suo DNA da nessuna parte sulla scena del crimine».

Parliamo del film. Per interpretare Rayon sei dimagrito molto. È stata dura?
«Non ho fatto altro che smettere di mangiare. Dimagrire così tanto cambia il modo in cui cammini e parli, perfino il modo in cui la gente reagisce alla tua presenza, perché trasmetti un senso di fragilità. Sono vegetariano, ma il processo di dimagrimento è sempre lo stesso, è una questione puramente matematica. Anche un vegetariano può ingrassare se mangia pizza e patatine fritte tutto il giorno. Smettere di mangiare, comunque, è solo una parte della preparazione: c’è molto altro lavoro dietro, non basta tagliare il cibo per perdere peso».

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