La Foresta di Ghiaccio, presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma «è una favola nera, un film sulla vendetta ambientato in un paesino di montagna, in mezzo a una natura spettacolare».

A dirlo è il giovane regista Claudio Noce (al suo secondo lungometraggio, che arriva 5 anni dopo Good morning Aman con cui a Venezia vinse il premio FICE come miglior autore esordiente) che incontriamo, insieme agli attori del film (unico assente Emir Kusturica) e ai produttori, allo spazio Alitalia dell’Auditorium Parco della Musica.

E aggiunge: «Nasce da un lavoro di gruppo, in primis con i miei produttori. Io cercavo qualcosa di nuovo, il silenzio della natura, avevo bisogno di sganciarmi dal contesto urbano». La volontà che sta alla base del film era quella di «arrivare a più persone provando a fare un cinema “più grande”», «rompere gli schemi», «non raccontare direttamente la storia, ma lasciarla comunicare dalle interpretazioni intime dei personaggi» e «sperimentare».

«Avevo a disposizione un cast atipico» continua il regista «un’attrice russa, un attore romano, uno toscano e un attore-regista serbo. Dovevo rendere tutto questo compatto. Il merito è loro che hanno fatto un lavoro straordinario».

E noi abbiamo potuto chiacchierare proprio con uno degli attori, il “montanaro dagli occhi di ghiaccio”, Adriano Giannini.

«Quando mi è stato proposto il ruolo non ero affatto convinto, quello che mi spaventava di più era dover lavorare insieme ad un cast di non professionisti. A parte i personaggi principali tutti gli altri sono uomini che vivono nel paesino in cui abbiamo girato. Avevo paura si sarebbe notata una certa diversità, un dislivello troppo netto tra me e loro».

«Per entrare nella parte non mi sono tanto concentrato sulla storia dei migranti, ma volevo approfondire un certo tipo di psicologia. Sono un uomo che vive a -20 e sogna il Brasile. Ho un rapporto d’amore e odio con il mio fratellastro (Emir Kusturica, ndr) che mi costringe a fare cose terribili. Il mio è un personaggio romantico e malinconico. Questo mi interessava, trovare un certo tipo di spessore, un’ampiezza da dare a Lorenzo».

Gli chiediamo poi dei suoi progetti futuri «Per prima cosa andremo al Festival del Film di Tokyo con questo film, ed è un bene che i film italiani escano dai confini nazionali. Poi inizierò a girare una commedia di Giorgia Farina, insieme a Micaela Ramazzotti e Libero de Rienzo. Oltre a questo sarò nel nuovo film di Giuseppe Gaudino. E una serie di doppiaggi, il primo è quello di True Detective che avete già ascoltato. Do la voce a Rust, il personaggio di Matthew McCounaghey».

E riguardo alla serie cult della HBO trasmessa da Sky Atlantic dice «l’ho trovata bellissima e gli attori sono davvero strepitosi. Il mio lavoro non è stato affatto difficile, quando ti trovi di fronte a degli interpreti così bravi devi solo un po’ copiare quello che fanno loro e restituire quello che trasmettono».

Continuiamo a parlare di serie: «Ho anche doppiato il pilot di una nuova serie americana prodotta da Amazon e girata a Parigi. Si chiama Cosmopolitan. Stanno decidendo in questi giorni se continuare a produrla, ed in caso sarò impegnato per tutto il prossimo anno». «Poi ho due film da produttore». «Troppa roba… e non mi danno neanche da mangiare… ». Ce lo dice sorridendo, mentre addenta una mela e corre ad un’altra intervista.

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