Se siete alla ricerca di una storia che non vi permetta di staccare gli occhi dal televisore, La mia prediletta (Liebes Kind) dovrebbe essere in pole position nella vostra watchlist. Questa miniserie tedesca in sei episodi non è solo stata un grandissimo successo di pubblico, ma un vero e proprio fenomeno di critica, capace di conquistare una rarissima percentuale di gradimento del 100% su Rotten Tomatoes. Ma cosa rende questo thriller così speciale rispetto alle decine di titoli che affollano il catalogo Netflix?
Anzitutto, la serie ribalta subito le regole del genere. Mentre la maggior parte dei thriller inizia con una scomparsa, La mia prediletta parte con una fuga. La storia si apre con il respiro affannoso di una donna che scappa da una prigione senza finestre nel cuore di un bosco, portando con sé una bambina. Quando questa viene investita da un’auto e portata d’urgenza in ospedale, quello che sembrava il lieto fine di un incubo si rivela essere solo l’inizio di un mistero molto più profondo e inquietante.
Basata sul bestseller di Romy Hausmann, la narrazione si muove su binari multipli che si intrecciano costantemente. Da un lato c’è l’identità misteriosa di Lena: i genitori di una ragazza scomparsa tredici anni prima credono di aver finalmente ritrovato la figlia, ma i pezzi del puzzle non sembrano incastrarsi correttamente. Parallelamente, scopriamo il trauma della piccola Hannah, cresciuta in isolamento totale e capace di agire solo secondo regole distorte dettate da un carceriere che chiama “papà”, offrendo uno sguardo agghiacciante sulla psicologia infantile. Infine, seguiamo l’indagine ossessiva di un detective veterano che vede in questo caso la possibilità di risolvere finalmente un cold case che lo perseguita da oltre un decennio.
Con una durata complessiva di circa 4 ore e 48 minuti, La mia prediletta è strutturata per essere consumata in un’unica sessione di visione. Ogni episodio termina con rivelazioni che spostano costantemente i sospetti, il che rende impossibile non far partire la puntata successiva. La regia utilizza una fotografia fredda e claustrofobica che trasmette perfettamente il senso di smarrimento dei protagonisti: non si tratta solo di scoprire chi sia il colpevole, ma di capire come le vittime possano tornare a vivere dopo un orrore simile.
La critica ha paragonato l’opera a capolavori del genere come Room e Gone Girl – L’amore bugiardo, lodando la capacità della serie di trattare temi oscuri e complessi senza mai cadere nel banale. Come ha scritto Decider, la serie presenta al pubblico un puzzle frammentato, ma lo fa in un modo che attira lo spettatore invece di respingerlo.
Insomma, se amate i thriller psicologici che scavano nei meandri della mente umana e non temete le atmosfere cupe, La mia prediletta è il titolo che dovete recuperare stasera stessa. Possiamo darvi un suggerimento? Preparate i pop-corn, perché non vi alzerete dal divano fino ai titoli di coda dell’ultimo episodio.
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