Questo è il tuo primo ruolo importante al cinema. Come ti sei sentita quando hai ottenuto la parte?
«La sensazione che ho provato, e che provo ancora ora è di sentirmi fortunata. Avere l’occasione di iniziare con un film così bello e con un regista e un cast di persone che ammiro molto, è davvero incredibile. E avere anche l’onere, e l’onore, di un ruolo così complesso, che mi ha molto spaventata e al tempo stesso entusiasmata, mi fa pensare che non potevo proprio chiedere di meglio».
Qual è stato l’aspetto più difficile dell’interpretare questo ruolo? Come ti sei preparata emotivamente per entrare nei panni della figlia di Valerio Mastandrea?
«Sicuramente raccontare una condizione come quella della SLA mi ha dato l’opportunità di mettermi in discussione: ho cercato di lavorare per interpretare una condizione che non vivo, tentando di rappresentarla senza un filtro abilista ma con uno sguardo il più possibile onesto. Incontrare Valerio è stato di grande aiuto, è una di quelle persone che dopo 10 minuti che ci parli ti sembra di conoscerle da molto tempo. Un grande professionista che mi ha spinta ad affrontare questo primo set con un attitudine giocosa, che credo sia molto preziosa per il nostro lavoro».

Ci sono state scene particolarmente intense o difficili da girare?
«Le scene che abbiamo girato al Lago di Martignano sono state una bella sfida, sia perché erano le più dense emotivamente ma anche perché faceva molto freddo! Quando si studia in Accademia, o in altre realtà di formazione, non si prende mai in considerazione sulla propria interpretazione fattori esterni, lavori in una sala e tutto quello che hai sono lə tuə compagnə e te stessə. È stato proprio interessante vedere come in questo caso, sulla recitazione hanno impattato tantissime altre cose tra cui il freddo. E che freddo!»
Qual è stato il momento più emozionante sul set per te?
«È difficile rispondere a questa domanda proprio perché essendo il mio primo set, mi sono sentita in un frullatore di emozioni. Sicuramente conservo nel cuore i momenti di condivisione con tuttə le persone che ho incontrato. Però se devo dire solo una cosa direi la sensazione della prima mattina di set: mi sono svegliata prima che suonasse la sveglia, vagavo per casa come prima del primo giorno di scuola. Non mi sembrava vero e un po’ continua a sembrarmi irreale ancora adesso».
Com’è stato lavorare con Paolo Virzì?
«È stato stranissimo vederlo per la prima volta, ho visto quasi tutti i suoi film, alcuni dei quali sono tra i miei preferiti in assoluto. È una persona che crea intorno a sé un bel clima di lavoro, mi ha dato molta fiducia ma mi sono sentita seguita e ben indirizzata da lui».

Se avessi la consapevolezza di avere 5 secondi a disposizione, c’è una situazione del passato che ti è capitata che avrebbe un altro sviluppo o un altro finale?
«Se avessi cinque secondi vorrei salutare diversamente mia nonna, l’ultima volta che l’ho vista le ho detto “ci vediamo presto”. Non credo che le direi qualcosa di diverso, ma mi prenderei quei cinque secondi per abbracciarla e sentire il suo profumo».
Dove ti vedremo prossimamente?
«Sto attualmente facendo l’ultimo anno dell’Accademia Silvio D’Amico, quindi sono molto concentrata sul mio percorso e sui prossimi appuntamenti di spettacoli che abbiamo in programma quest’anno, comunque ci sono anche dei progetti in ballo. Vediamo un po’!»
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