La quarta stagione di Reacher riporta Alan Ritchson nei panni dell’ex maggiore della polizia militare con una storia che, più delle precedenti, si muove dentro il territorio del thriller politico. Alla base dei nuovi episodi c’è Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo della saga di Lee Child, ma l’adattamento televisivo insiste soprattutto sulla presenza di apparati governativi, operazioni clandestine e informazioni che qualcuno sembra disposto a proteggere a qualsiasi costo.
La vicenda parte dall’incontro tra Reacher e Anna Merrick nella metropolitana di Philadelphia. La donna attira subito la sua attenzione e poco dopo muore, lasciando dietro di sé una serie di interrogativi legati al suo lavoro e a una chiavetta USB che diverse persone vogliono recuperare. Quando Reacher, la detective Tamara Green e il fratello di Anna Jacob Merrick vengono rapiti, drogati e trattenuti contro la loro volontà, il sospetto cade sulla CIA. E questo è un bel problema.
Cosa c’entra la CIA con Reacher 4
La serie sottolinea subito quanto questa presenza sia anomala. Reacher conosce bene il funzionamento degli apparati di sicurezza e sa che la CIA non opera come una normale forza di polizia sul territorio americano. Il problema, quindi, non è semplicemente vedere agenti dell’intelligence a Philadelphia e Washington, ma capire perché stiano conducendo un’operazione che sembra comprendere sequestri, detenzioni e interrogatori clandestini. La distinzione è importante anche dal punto di vista legale. La CIA può svolgere negli Stati Uniti alcune attività legate all’intelligence estera e al controspionaggio, ma non possiede poteri di polizia, di arresto o di sicurezza interna paragonabili a quelli dell’FBI. Quando una minaccia riguarda direttamente il territorio nazionale, l’FBI ha normalmente un ruolo centrale.
Per questo la linea narrativa di Reacher 4 non si limita al solito cliché della “CIA che agisce in America”. Il punto è piuttosto il sospetto che qualcuno stia usando strumenti e risorse dell’intelligence oltre i limiti previsti, trasformando un organismo nato per guardare verso l’esterno in una forza capace di intervenire direttamente contro cittadini americani.
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Una paura che il cinema americano conosce bene
Questa idea ha radici profonde nella cultura politica degli Stati Uniti. Negli anni Sessanta e Settanta, programmi come Operation CHAOS portarono la CIA a raccogliere informazioni su migliaia di cittadini e organizzazioni americane nel tentativo di individuare legami stranieri con i movimenti di protesta. Le successive indagini del Church Committee del Senato misero in luce numerosi abusi commessi da CIA, FBI e NSA e contribuirono a rafforzare i sistemi di controllo sulle attività dei servizi.
Il cinema trasformò quasi subito quella diffidenza in racconto. I tre giorni del Condor, uscito nel 1975, ruota attorno a un analista della CIA che scopre una cospirazione interna all’Agenzia e si ritrova costretto a fuggire proprio dagli uomini che dovrebbero proteggerlo. Il film di Sydney Pollack arrivò in un periodo segnato dal Watergate e dalle rivelazioni sugli apparati statali, e diede forma a una paura destinata a tornare molte volte.
La saga di Jason Bourne ha ripreso lo stesso tema in chiave più spettacolare, con programmi clandestini, assassini addestrati e operazioni segrete da cancellare prima che diventino pubbliche. Homeland lo ha invece affrontato attraverso la sorveglianza domestica e il continuo superamento delle procedure da parte di Carrie Mathison. Anche Enemy of the State, pur concentrandosi sulla NSA e non sulla CIA, ha lavorato sulla stessa inquietudine: cosa succede quando gli strumenti creati per la sicurezza nazionale vengono rivolti contro un singolo cittadino.
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Perché funziona così bene con Jack Reacher
Reacher è particolarmente adatto a una storia del genere perché conosce il sistema dall’interno ma ha scelto di viverne fuori. Sa come lavorano militari, investigatori e agenzie federali, riconosce le procedure e nota subito quando qualcosa non torna. Davanti a una cospirazione che coinvolge apparati governativi, la sua esperienza diventa quindi più importante della forza fisica.
La quarta stagione sfrutta proprio questo contrasto: un uomo senza incarichi, senza struttura e senza autorità formale che si trova a mettere in discussione chi, almeno sulla carta, rappresenta lo Stato.
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