«Vedrete un Logan più vulnerabile, che corre maggiori pericoli e che sembra un mostro, come non era mai stato prima». Hugh Jackman ha mantenuto la promessa. Wolverine: L’immortale, secondo spin-off dedicato al mutante ma sequel di X-Men – Conflitto finale, è un cinecomic sui generis, meno spinto sul versante dell’azione e molto più introspettivo. Dove il viaggio dell’eroe in Giappone si fa essenzialmente tragitto emotivo ed interiore: «Lui sta combattendo con la sua identità, non trova una ragione di vita e deve scegliere se abbracciare o meno la sua vera natura» conferma l’attore, ormai comodo e sempre convincente nei panni dell’eroe-macho per eccellenza.
Un percorso che – dopo essere passato sui grandi schermi di tutto il mondo, incassando oltre 350 milioni di dollari – prosegue direttamente a casa nostra, con gli artigli dell’X-man resi ancora più affilati dall’alta definizione grazie alla versione in Digital HD, acquistabile sugli store digitali dal 18 novembre, e alle edizioni Blu-ray™, DVD ed Extended Edition (anche in formato Steelbook da collezione!), distribuite da Twentieth Century Fox Home Entertainment e disponibili dal 20 novembre. Quattro comode alternative per recuperare l’avventura nipponica di Wolverine – ispirata alla miniserie del 1982, primo assolo del mutante nell’universo comic firmato da Chris Claremont e Frank Miller, rispettivamente mente e matita – e prepararsi a Days of Future Past, il nuovo capitolo dedicato ai mutanti diretto dal loro papà cinematografico, Bryan Singer (X-Men 1 e 2).
Prima di arrivare alla scena che fa da anello di congiunzione tra i due film, “nascosta” nei titoli di coda, partiamo da un assunto che diventa il leitmotiv della pellicola di James Mangold (Quel treno per Yuma, Quando l’amore brucia l’anima), chiamato in cabina di regia dopo la defezione di Darren Aronofsky, prima scelta della produzione. «Tutte le persone che ami muoiono» si sente ripetere Logan. Un’ammonizione che arriva dall’esterno ma che si ripercuote all’interno in un tormento senza fine, manifestandosi sotto forma di incubi. Quelli che hanno costretto Wolverine ad assecondare il proprio istinto animale e a rifugiarsi nei boschi canadesi. È qui che lo ritroviamo, trascurato fisicamente e spezzato nell’anima, ossessionato dallo spettro dell’amata e perduta Jean Grey (Famke Janssen), che ritorna in sogno e alimenta il fuoco dell’inferno a cui si è autocondannato. Ed è qui che lo trova anche Yukio (Rila Fukushima), protetta di un magnate dell’industria tecnologica nipponica che lo manda a cercare perché possa saldare con lui un vecchio debito d’onore. Yashida (Hal Yamanouchi) – questo il nome dell’anziano, prossimo alla morte – oltre a ringraziare il mutante per avergli salvato la vita ai tempi di Nagasaki (episodio rievocato nella spettacolare sequenza d’apertura della pellicola), vorrebbe risucchiare l’adamantio dal suo corpo e barattare la vita eterna concessa all’eroe con la sua mortalità.
Un’offerta che si può rifiutare, almeno per Logan, che saluta, ringrazia e gli volta le spalle. O quanto meno ci prova, dal momento che da quella Tokyo sembra impossibile “evadere”. Un luogo esotico che di fatto determina il carattere e i nemici della storia. Perché dietro quella proposta si nascondono conflitti di famiglia, l’ombra della yakuza, un misterioso ninja della Mano nera (Will Yun Lee) che veglia sull’ereditiera Mariko, nipote di Yashida (Tao Okamoto), e un’ingannevole mutante dagli occhi verdi che ha il nome di Viper (Svetlana Khodchenkova).

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