Nella fitta boscaglia di commedie e commediucole di taglio televisivo e dal format piuttosto ovvio e scaltro imperanti nel panorama italico, c’è un giovane regista italiano di origini pugliesi che cerca la sua strada in modo indipendente e lontano dai cliché. Generato da una terra piena di folklore e personaggi eccentrici, il 33enne Pippo Mezzapesa ha incontrato un uomo che per certi versi gli ha cambiato la vita. Per fisicità e follia linguistico-espressiva potrebbe ricordare Checco Zalone, ma c’è una fondamentale differenza tra l’ex comico di Zelig e il – non ce ne voglia – becchino di Bitonto: il primo ci fa, il secondo c’è.
Mezzapesa, suggestionato dalle bizzarrie caratteriali ed espressive dell'”operatore cimiteriale” gli ha dedicato un primo lungometraggio Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate, presentato nell’ambito della Settimana della critica al Festival di Venezia del 2008, in cui il custode del cimitero veniva licenziato per assenza di clienti (in pratica non moriva più nessuno…) e oggi torna al cinema con una sorta di “sequel”: Pinuccio Lovero- Yes, I Can. Sono passati diversi anni da quando il becchino più famoso d’Italia veniva ricevuto nei principali talk show d’Italia, in seguito all’esposizione del suo doc al Lido, ma la celebrità di Pinuccio – dopo quell’exploit – ha cominciato a scemare, fatto che gli ha procurato non poca frustrazione. Cosa fare? Come corroborare una popolarità in calo?
Lovero e la sua task force di amici e seguaci gli organizzano una campagna elettorale con i fiocchi, dai toni inequivocabilmente cimiteriali. Il programma di Pinuccio? Pensare oggi al proprio futuro: più loculi e ossari per tutti, fontane per i fiori, panchine per gli anziani e bagni per i disabili. Vestito da becchino, ma con l’ambizione di diventare un Obama pugliese (lo slogan Yes I Can è uno dei più sfruttati nella sua campagna), Pinuccio campeggia sui manifesti del paese e scorrazza da una parte all’altra alla guida di un carro funebre, per promuovere il suo programma elettorale.
Abbiamo incontrato il regista per farci raccontare la sua opera surreale e divertente e non solo…
Non è facile pubblicizzare un film che non ha dalla sua attori famosi. Come siete riusciti a trovare una distribuzione?
«Non è facile, in effetti. Ci sono molti rischi. Anche se la commedia ha un tono leggero che mescola vita e politica in modo lieve, patisce l’assenza di attori famosi. Va dato atto a una casa di distribuzione come Microcinema di aver creduto in questo progetto e di aver deciso di distribuirlo».
Traslare da un film come Il paese delle spose infelici alla saga di Pinuccio è un bel salto carpiato. Come si attua questo passaggio?
«Sono stato colpito dalla cifra lieve e ironica di Pinuccio e avevo l’ambizione di tornare a raccontare un macrocosmo a partire da un microcosmo. Volevo celebrare “il funerale della politica”. C’era anche il desiderio di mostrare come i media possano stravolgere i sogni dell’uomo semplice. Il paese delle spose infelici viaggia su un binario poi non così dissimile, perché racconta un passaggio verso l’età adulta in un contesto sempre molto provinciale. Cambia però il tono, perché si fa nostalgico».
Come vi siete conosciuti tu e Pinuccio?
«Siamo nati nello stesso giorno, anche se in anni diversi, e nello stesso paese. Lo conosco da sempre. Aveva partecipato già al mio primo cortometraggio Zinanà (Che ha vinto il David nel 2004) nei panni di un membro della banda e da allora aveva coltivato il desiderio di andare avanti. Da lì siamo partiti con il primo film-doc e con l’avventura veneziana. Un’esperienza che ha segnato il destino di Pinuccio, che ha iniziato a essere invitato a programmi come Uno Mattina e Il senso della vita di Bonolis».
Il cinema nel nostro Paese è già di per sé un percorso difficile, quando lo si fa in modo indipendente, lo è ancora di più. Dalla sua però ha gli innegabili vantaggi della libertà creativa e della sperimentazione. Il tuo percorso è stato duro?
«Non posso negare che gli inizi siano sempre difficili, ma è davvero un lavoro così divertente e creativo che la fatica passa in secondo piano. Quando a vent’anni vinsi un concorso per cortometraggi con Lido azzurro, guadagnai 500mila lire. A quei tempi in Puglia – ora è molto diverso – era impossibile trovare una segretaria di edizione. Gli occhi di bue li riciclavamo dal teatro. Diciamo che spesso bisogna mettere in pratica la grande arte dell’arrangiarsi».
Pinuccio sogna ancora di diventare famoso, dopo la sconfitta elettorale?
«Putroppo, come dicevo prima, la popolarità spontanea e imprevista può davvero sconvolgere i sogni di un uomo tranquillo. Il più grande sogno di Lovero è ovviamente quello di lavorare con Zalone, magari nella parte di una sorta di gemello ancora più naif. Ci sono volute ore e ore di discussioni, quasi litigi, per fargli capire che in un lavoro come questo non ci si improvvisa, ma che bisogna studiare recitazione. Pare che se ne sia fatto una ragione…».
Tornerai a parlare di lui?
«Non c’è mai stato un disegno organico e “premeditato” rispetto a Pinuccio. Tutto è sempre nato spontaneamente. Io non gli ho suggerito di candidarsi. È stata una sua iniziativa che, ovviamente, mi ha spinto a tornare a puntare l’obiettivo su di lui. Dipende da cosa si inventerà in futuro far parlare di sé».
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
«Ho vissuto una fase adolescenziale in cui ho divorato una quantità di cinema incredibile. Se devo individuare degli ispiratori, allora devo per forza citare Elio Petri e Marco Ferreri. Oggi come oggi, come molti guardo a Sorrentino, che mi affascina per la sua visione molto personale e per quella capacità che ha di modernizzare e rendere completamente “suo” il cinema classico. Ha saputo rielaborare il meglio di Fellini, ma è debitore anche a Petri, come dimostra Le conseguenze dell’amore. A Paolo sono anche riconoscente per avermi scelto tra i registi del progetto Per Fiducia messo in piedi da Banca Intesa».
Hai anche trovato un modo originale e divertente per pubblicizzare il tuo film-doc: una sit-com via web, vero?
«Si chiama Casa Lovero e ha come sfondo il quartier generale della campagna elettorale di Pinuccio, ovvero casa sua, dove riceve varie telefonate da “endorser” molto importanti del cinema italiano come Sorrentino (nei video sotto potete scoprire chi sono gli altri amici, NdR…)».
Cosa c’è nel tuo futuro?
«Una cosa molto bella, ma sono superstiziossimo e non voglio dire niente finché non si parte».
Foto: Getty Images/Franco Origlia
Leggi la trama e guarda il trailer di Pinuccio Lovero – Yes I Can
Qui sotto gli episodi più belli della sit-com web Casa Lovero:
Casa Lovero – Sogni a catinelle
Casa Lovero – And the Oscar goes to… Pinuccio Lovero
Casa Lovero – I consigli di Riccardo Scamarcio
