Pur di vincere il premio di Scuola dell’Anno, Filippo Brogi (Christian De Sica), preside di una scuola media toscana, sarebbe disposto a tutto. La bella profesoressa Margherita Rivolta (Miriam Leone) proprone un gemellaggio: invitare i ragazzi della scuola di Accra, Ghana. Ma il maldestro bidello commette un errore e in toscana arriva una classe di scatenati ragazzini napoletani di Acerra, accompagnati dai professori Wanda Picini (Angela Finocchiaro) e Gerardo Gergale (Rocco Papaleo).

La Scuola più Bella del Mondo è l’ultima opera di Luca Miniero (Benvenuti al Sud) che torna a giocare sulle differenze nord/sud con un cast di eccezione.

Incontriamo regista e attori all’hotel Principe di Savoia, a Milano. Sono reduci dall’attività stampa del giorno prima, che hanno svolto a Roma, e la stanchezza è visibile sul volto di tutti. Iniziamo la chiacchierata.

«Per prima cosa ci tengo a dire che sono contento di aver fatto questo film» ci confida Christian De Sica. «Non avevo mai recitato in film comico che avesse all’interno anche dei sentimenti, della tenerezza. Il mio personaggio è un preside burbero competitivo e pignolo, che però crede nell’insegnamento e alla fine cambia. Quando fai cine-panettoni sei molto “cartone animato”, è tutto over acting, l’unico scopo è la risata tout court. Le commedie degli utili tempi sono tutte molto dure, tutte molto aggressive e arrabbiate, perché è il paese ad esserlo, questo film è più delicato ed è per tutti. E poi i bambini ci hanno aiutato molto.»

Interviene Rocco Papaleo, che indossa un paio di occhiali da sole dalle lenti scurissime, che non ci permettono di guadarlo negli occhi: «Recitare con i bambini è stata una rinfrescata della nostra artigianalità. Dopo 30 o 40 anni di professione si corre il rischio di far diventare la recitazione più meccanica, ci si affida al mestiere a discapito della naturalezza, sappiamo come essere credibili, ma perdiamo un po’ di incanto. Lavorare con i bambini, stargli accanto per mesi, è come perdere di nuovo contatto con il bambino che è dentro di noi, rinnovare l’approccio di un tempo.»

«Abbiamo fatto più di 4000 provini per scegliere i ragazzi» ci dice il regista Luca Miniero «È stato faticoso ma anche molto stimolante».

«Io invece ringrazio Luca, che a due esami dalla laurea mi ha fatto professoressa» scherza Miriam Leone; la bella Miss Italia sembra aver trovato nella recitazione la sua strada: «Sono solo all’inizio del percorso. Il mio iter è particolare, non ho fatto le scuole canoniche, ma ho avuto dei coach e ho cercato di assorbire dai grandi attori. Questo film è stato un super master, perché mi ha permesso di lavorare con dei grandissimi del cinema italiano.»

E proprio di cinema italiano vogliamo parlare. Chiediamo al regista cosa ne pensa della direzione che si sta prendendo in Italia, se ci sono troppe commedie, come sostengono alcunI, e se sono sempre le stesse. Luca Miniero ci risponde così: «Se il cinema italiano fa delle commedie ci dicono che ci sono troppe commedie, se non le fa, ci dicono che ci sono troppi film d’autore. È difficile portare avanti un cinema che incassa solo sei mesi l’anno, ma secondo me ci sono molti italiani che vanno al cinema per vedere i film italiani. Le commedie sono e rimangono i film che incassano di più in Italia, va bene che ci siano anche altri tipi di film come quello di Leopardi, ma con Alfieri e Manzoni la vedo più difficile, non credo che lo seguiranno, a Martone, se dovesse fare la trilogia.» Ironizza in regista, che continua «Il problema non è fare le commedie, ma farle meglio. Non si può pensare che la commedia sia un genere vecchio. Invece ci paragonano ai grandi maestri del passato, a quelli del futuro, a quelli di destra, a quelli di sinistra. È abbastanza faticoso fare qualunque cosa in questo paese, quindi anche fare cinema. Io penso che abbiamo grandi attori, possiamo fare di più? Ovvio, ma tutti possono fare di più. Io non sparerei addosso al nostro cinema. Allo stesso tempo però con questo film ho tentato di cambiare un po’ il linguaggio, sempre usando il grimaldello nord sud, che in questo momento è quello che mi compete.»

Più preocupata ci appare invece Angela Finocchiaro: «Da quando faccio cinema sento dire che il cinema italiano sta morendo, ma èprobabile che morirò prima io. Credo che alla base ci sia la fiducia che ci da il popolo italiano e la sua voglia di vedere i nostri film. Il mio terrore è però rispetto alle nuove generazioni, che partono con un piede di diffidenza. Sono abituati a vedere altri film e snobbano un po’ i film italiani. Lo stesso vale per il teatro. Le platee sono di adulti, non c’è ricambio. Per cui credo che il cinema italiano avrà sempre più bisogno di parlare in modo trasversale.»

La Scuola Più bella del Mondo sarà in sala dal prossimo 13 novembre.

 

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