La torre nera

In principio erano Stephen King e i suoi fantastici otto, la celebre serie di romanzi in cui il maestro del brivido ha narrato al suo pubblico – in un arco di tempo di oltre 20 anni – gli epici viaggi e le battaglie di Roland di Gilead, ultimo sopravvissuto di un valoroso ordine di Pistoleri alla ricerca della misteriosa costruzione che presta il nome al titolo all’opera. A distanza di qualche anno dal volume conclusivo della serie e dopo aver sfiorato l’Oscar nel 2012 con il suo Royal Affair, è il danese Nikolaj Arcel a prendere in mano le redini dell’adattamento cinematografico de La Torre Nera, nella doppia veste di sceneggiatore (affiancato da Anders Thomas Jensen e Akiva Goldsman) e regista.

Tentando, in poche parole, di misurarsi non solo con le difficoltà di estrapolare del materiale limitato da un’opera di per sé mastodontica, ma anche con quelle di realizzare un film che mantenga intatta l’impronta fantasy, horror, fantascientifica e western che caratterizzava la magnum opus di King. Un’operazione insidiosa e non priva di numerosi ostacoli, che se fino a ieri sembravano quantomeno difficili da superare, dopo la visione iniziano a trasformarsi in una scomoda realtà.

Protagonista è il giovane Jake, un adolescente vittima di continue visioni e strani sogni, nei quali compaiono ciclicamente misteriosi luoghi mai visti prima e due emblematici personaggi: il Pistolero e l’Uomo in Nero. A causa dell’ennesima discussione con sua madre e il patrigno – e per sfuggire ad alcuni loschi individui che gli danno apparentemente la caccia – Jake parte alla ricerca di una casa vista in sogno, dove trova un portale che lo catapulta proprio nel mondo che fino a quel momento aveva visto solo nella sua mente.

Pur potendo contare su un soggetto solido ed un cast sicuramente all’altezza del più ambizioso dei progetti, La Torre Nera riesce a spingersi a fatica oltre il semplice intrattenimento d’azione, regalando al pubblico una serie di momenti coinvolgenti e ben costruiti, i quali tuttavia non sono in grado di fugare la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di ancora acerbo e incompiuto.

Il lavoro dell’Arcel regista, seppur notevole, viene tradito dagli errori commessi dall’Arcel sceneggiatore, che in barba all’entità del materiale a disposizione firma uno script prevedibile e a tratti ciclico, incapace quindi di sostenere al meglio l’intera struttura filmica, che ne risente a più riprese. Un’occasione che, a voler rendere giustizia ai romanzi, avrebbe dovuto essere sfruttata con maggiore criterio, ma che non sarebbe corretto definire completamente sprecata, in quanto La Torre Nera – d’altro canto – vanta alcuni elementi a suo favore, che pur non ribaltando completamente le carte in tavola, contribuiscono a renderlo un film che durante la visione risulta quantomeno godibile.

A tal proposito una nota di merito va alle performance di Idris Elba e Matthew McConaughey, che rispettivamente nei panni del valoroso Pistolero e del temibile Uomo in Nero, rappresentano al meglio il cuore pulsante della pellicola. Gran parte delle atmosfere cupe ed ostili del film è infatti costruita sull’eterna rivalità tra i due, e in particolare sul sadismo misto a black humour del villain interpretato da McConaughey, che più di una volta riesce a strappare una risata anche nel bel mezzo di sequenze dai toni drammatici. Non cosa da poco, considerando che l’umorismo, facendo da piacevole intermezzo tra scontri, inseguimenti, sparatorie ed uccisioni, risulta essere uno degli sporadici punti forti della pellicola.

È risaputo che gli adattamenti di celebri opere letterarie rappresentino di frequente un’arma a doppio taglio per il mondo del cinema, offrendo da una parte soggetti completi e amati dal pubblico, ma già carichi – per loro sfortuna – di aspettative spesso irrealistiche che non permettono di apprezzare appieno film meritevoli o degni di nota; in questo caso però, purtroppo, gli errori commessi hanno poco a che fare col dilemma tormentone “meglio il film o meglio il libro?”

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