La versione più estrema dell'Odissea è in realtà un thriller ambientato a Torino
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La versione più estrema dell’Odissea è in realtà un thriller ambientato a Torino

Un surreale e audace film italiano ci ha regalato uno degli adattamenti più peculiari del poema omerico attualmente nelle sale con l'imponente kolossal di Christopher Nolan

La versione più estrema dell’Odissea è in realtà un thriller ambientato a Torino

Un surreale e audace film italiano ci ha regalato uno degli adattamenti più peculiari del poema omerico attualmente nelle sale con l'imponente kolossal di Christopher Nolan

un frame del film Ulysses - A Dark Odyssey, ispirato all'Odissea

L’arrivo sui grandi schermi di tutto il mondo di Odissea, l’ambizioso e monumentale adattamento del poema omerico realizzato da Christopher Nolan, sembra aver risvegliato nel pubblico il desiderio di riscoprire le precedenti iterazioni cinematografiche e televisive dell’opera, la quale può vantare una vastissima gamma di adattamenti alcuni dei quali risalgono addirittura agli albori della settima arte. Curiosamente, tra i più moderni vi è anche quello che rappresenta forse la sua versione più cupa ed estrema, la quale ha la forma di un avvincente thriller italiano del 2018 ambientato a Torino.

Ulysses – A Dark Odyssey, diretto da Federico Alotto, ha infatti scelto di adottare un approccio radicale trasformando il ritorno di Ulisse in un viaggio oscuro tra thriller psicologico, noir e suggestioni horror, dando vita a una delle riletture più autoriali mai realizzate del celebre mito. Il film di Alotto sceglie infatti di stravolgere completamente il poema omerico e abbandonare del tutto l’epica classica per trasformare il viaggio dell’eroe in un thriller psicologico dalle atmosfere noir e distopiche. Dimenticatevi quindi tempeste nel bel mezzo del Mar Egeo, battaglie in terre lontane e divinità vendicative. In questo caso il ritorno di Ulisse si consuma tra i vicoli di una Torino distopica, cupa e decadente, ormai ribattezzata Taurus City e governata col pugno di ferro dall’inflessibile Michael Ocean, interpretato da Danny Glover, già amata star di Arma letale e Predator 2.

Il protagonista è Ulysses, un soldato che fa ritorno da una devastante guerra in medio oriente dopo sette lunghi anni portandosi addosso cicatrici tanto fisiche quanto psicologiche. Il ritorno a casa si rivela tuttavia essere solo l’inizio di un incubo quando apprende della misteriosa scomparsa della moglie Penelope. Ulysses intraprende così la sua personale “odissea” attraverso una città dominata dalla corruzione e dalla violenza, affiancato dal fido compagno d’armi Niko.

Caratterizzato da una vena spiccatamente autoriale, il progetto firmato da Andrea Zirio – il quale ha inoltre prestato le sue fattezze al protagonista del film – Federico Alotto e dallo sceneggiatore statunitense James Coyne si pone come un adattamento dell’Odissea in chiave moderna che non esita a guardare anche al celeberrimo romanzo Ulisse di James Joyce, conservando gli archetipi dell’opera ma collocandoli in un contesto narrativo decisamente insolito.

A dare sostanza a Ulysses – A Dark Odyssey c’è inoltre un variegato cast che vede tra le sue fila non solo i sopracitati Andrea Zirio e Danny Glover, ma anche Udo Kier, Anamaria Marinca, Charlotte Kirk, Walter Nudo, la rockstar Skin, Jessica Polsky, Stewart Arnold, Giovanni Mancaruso, Mario Acampa, e Sigal Diamant, a testimonianza del forte respiro internazionale che permea l’intero progetto. Molti di essi prestano i volti a una galleria di enigmatiche figure che regalano una reinterpretazione surreale e affascinante dei personaggi del poema di Omero, nella quale emergono la maitresse Cici, l’oracolo, il “ciclopico” nonché sanguinario kebabbaro Pòpov, Aeo e molti altri.

Questi personaggi animano gli angoli più oscuri della Taurus City immaginata da Federico Alotto e Andrea Zirio. Particolarmente affascinante è inoltre la scelta di ambientare in alcuni degli spazi più noti dell’underground torinese alcuni importanti snodi narrativi del percorso di Ulysses, i quali si “sostituiscono” alla caverna del ciclope, alla dimora di Eolo, e anche all’Ade. Tenendo le distanze dai luoghi più turistici, la città diventa assume quindi i tratti di un inquietante labirinto urbano caratterizzato da ambienti post-industriali, spazi sotterranei e architetture contemporanee che danno forma ad una opprimente metropoli sospesa tra noir e suggestioni cyberpunk.

Le scelte artistiche poco accomodanti e la sua natura sperimentale sostenuta da un importante impianto simbolico, insieme ad alcune inevitabili asperità tipiche delle produzioni indipendenti, rendono Ulysses – A Dark Odyssey un’opera che non può certo definirsi accomodante. Il film di Alotto tuttavia si guarda bene dal volersi porre come un prodotto di facile fruizione, ribadendo una orgogliosa libertà creativa che contribuisce ad annoverarlo tra le reinterpretazioni più insolite e audaci del mito di Ulisse mai arrivate sul grande schermo.

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Foto: Adrama

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