La vita straordinaria di David Copperfield: Intervista a Dev Patel, un outsider straordinario
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La vita straordinaria di David Copperfield: Intervista a Dev Patel, un outsider straordinario

L'attore è il protagonista de La vita straordinaria di David Copperfield, adattamento dell'opera di Charles Dickens firmato da Armando Iannucci che, calcando i toni della commedia in perfetto stile british, racconta la rocambolesca vita del personaggio con un respiro inedito

La vita straordinaria di David Copperfield: Intervista a Dev Patel, un outsider straordinario

L'attore è il protagonista de La vita straordinaria di David Copperfield, adattamento dell'opera di Charles Dickens firmato da Armando Iannucci che, calcando i toni della commedia in perfetto stile british, racconta la rocambolesca vita del personaggio con un respiro inedito

È il Charles Dickens che non ti aspetti, quello che emerge dai frizzanti scambi di battute che scandiscono il ritmo in La vita straordinaria di David Copperfield, film ambientato verso la fine dell’800 e diretto dall’Armando Iannucci di The Thick of It e Veep – Vicepresidente incompetente, qui impegnato nell’adattamento di uno dei racconti più celebri e amati dell’autore inglese, riproposto con un taglio fortemente virato alla commedia. Nel ruolo del protagonista Dev Patel, attore britannico di origini indiane – premio Oscar per The Milionaire – impegnato qui a vestire i panni dell’outsider: una vita a dir poco rocambolesca quella di Copperfiled (e piena di riferimenti autobiografici dello stesso Dickens) che, rimasto orfano del padre, è chiamato al riscatto partendo da una condizione di assoluta miseria alla ricerca di una vita di successo. Patel ci racconta come è stato condividere il set con attori del calibro di Tilda Swinton, Hugh Laurie, Ben Whishaw e Peter Capaldi e quanto lo accomuna al personaggio che ha interpretato. Qui di seguito la nostra intervista a Dev Patel:

Intervista a Dev Patel

Com’è il tuo rapporto con Charles Dickens?
«Abbiamo parlato molto di Dickens a scuola, ma a parte i soliti classici come Oliver Twist, non ero proprio uno che andava a cercare le sue opere e devo ammettere di non essermi mai imbattuto in David Copperfield. Con il tempo credo di essere finito per convincermi che i suoi scritti alla fine risultassero sempre molto cupi. La prima volta che ho incontrato Armando Iannucci è stata una rivelazione, ha fatto una grande magia: è stato in grado di mostrarmi il vero spirito di Dickens e di dar vita a un mondo e un mood che non avrei mai associato ai libri che avevo letto a scuola. È stato capace di mostrarmi la vera essenza del racconto: David Copperfield è Dickens stesso. Questo romanzo parla della sua vita e di come è diventato uno scrittore».

Come ti sei trovato a lavorare con questo regista e con gli altri attori sul set?
«Armando è un vero fan di Dickens, prima di questo film aveva realizzato addirittura un documentario su David Copperfield e sul mondo dell’autore. Io mi sono convertito tardi e alla fine ho scoperto il personaggio approcciandolo come attore. Onestamente ero terrorizzato durante il periodo delle prove, ero molto nervoso. Ho trascorso due settimane in compagnia di colleghi di grande talento come Tilda Swinton e Hugh Laurie, poi si sono aggiunti Ben Whishaw e Peter Capaldi. Mi sono ritrovato circondato da talenti incredibili e come per magia ho iniziato a sentirmi un outsider, proprio come David. È come quando l’arte imita la vita: mi sentivo fuori posto in quella situazione. Peter mi ha fatto uno splendido discorso di incoraggiamento ed è riuscito a infondermi la fiducia necessaria per fare bene: “Ok ragazzo smettila di essere nervoso, non avere paura e dai vita a questo personaggio”. Questo mi ha aiutato a prendere le cose dal verso giusto».

Di cosa parla La vita straordinaria di David Copperfield?
«Il film racconta un fantastico coming of age attraverso il viaggio di un giovane uomo, che impara a comprendere chi è veramente, capisce il suo passato e, attraverso tentativi e peripezie varie, inizia a seguire il sentiero che porterà il successo nella sua vita. David proviene da un ambiente amorevole che però gli è stato strappato via all’improvviso. Il suo patrigno era una persona terribile, veniva sfruttato in una fabbrica di bottiglie. Ma la cosa incredibile di Copperfield è che riesce a trasformare una situazione drammatica in un trionfo, proprio come ha fatto Dickens, impedendo che il dolore lo consumasse, condividendolo attraverso i suoi testi ed è questo che rende le sue opere così uniche e speciali».

Personalmente qual è il tuo rapporto con il viaggio di Copperfield?
«La storia di David è una ricerca della propria identità. Per me si tratta di un viaggio costante che riguarda la capacità di evolvere e di capire chi sei dal tuo passato. E, come outsider, riesco benissimo a comprendere quello che gli è capitato, quel sentimento proprio della crisi di identità che si insinua durante la crescita».

Ti senti più inglese o più indiano?
«Da una parte mi sento assolutamente inglese, ma ad esempio coi miei nonni parlo in Gujarati. Mi sento il prodotto di due culture differenti e sento molta responsabilità nel prendere parte a film di questo tipo, perché mi permettono di collegare culture diverse che sono nel mio DNA e che, proprio come me, convivono nel DNA di molte altre persone al mondo».

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