Topolino non è solo Topolino: è tante storie, è tanti personaggi, è tanti modi di essere e di parlare e soprattutto è tanti modi di vivere. È stato ovunque e ha fatto qualunque cosa. Si è innamorato, ha stretto amicizie, si è costruito una reputazione. Nel corso degli anni, però, è riuscito anche a trasformarsi. E in Italia ha trovato addirittura un’altra voce. Una non così netta, non così chiara; sicuramente non così prevedibile. Con il lavoro degli autori della rivista, oggi pubblicata da Panini Comics, Topolino ha smesso di essere solo e unicamente il personaggio buono e positivo, l’infallibile detective, il confidente di tutti, la spalla su cui piangere; è diventato un personaggio complicato, a volte vendicativo, spesso indeciso. Ha riscoperto la sua profondità e ha saputo dare qualcosa di più al suo pubblico. Ha ribaltato il punto di vista del narratore e del lettore, ha ribadito l’importanza degli errori e della loro imprescindibilità.

Dopotutto nessuno è perfetto e per creare un ponte con chi legge è fondamentale sapersi adeguare, andare oltre i luoghi comuni, prendere una cosa già nota, già vista, già pubblicata migliaia di volte, e darle una nuova forma. Non migliorarla, attenzione, ma renderla più concreta, figlia dell’attualità, non un sogno a occhi aperti. Topolino resta, ovviamente, un personaggio di finzione. Restano le sue radici, restano i classici, resta un certo tipo di tradizione che l’ha sempre voluto in un determinato modo. Ma ora, grazie alle storie scritte da sceneggiatori come Tito Faraci, ha imboccato un’altra strada.

Una meno battuta, più difficile, piena di curve, di tornanti, e non per questo meno bella. In TopoNoir, una riedizione dei racconti crime e noir di Topolino, c’è un altro mondo. C’è l’investigatore, ci sono i suoi casi; e ci sono pure i nemici – o gli amici? – di sempre. E sono proprio loro a completarlo, a dargli modo di esprimersi al meglio, di essere se stesso fino in fondo e di dimostrare una tridimensionalità che pochi personaggi, specialmente dell’universo Disney, hanno. Topolino non è più il primo della classe; è uno di quelli che si siedono in fondo all’aula, brillanti e polemici, pronti a dire e a fare, pronti ad opporsi. Non vede il mondo come una scacchiera, non divide le cose e le persone in opposti.

Gambadilegno è il suo rivale, il suo antagonista, ma è pure l’unico a conoscerlo veramente. E in questo dualismo tra bene e male, un classico della letteratura a fumetti trova lo spunto ideale per rinnovarsi, per passare dalla tradizione alla rivoluzione. Il filone seguito da Faraci non è del tutto nuovo. Già in passato, con altri autori, Topolino ha avuto le sue avventure investigative. In Italia c’è stata come una rinascita del genere e, grazie al settimanale, è stato dato più spazio alla visione dei singoli autori e alle loro interpretazioni del personaggio. Perché Topolino è uno, sì: le stesse orecchie, lo stesso naso, la stessa infaticabile voglia di fare del bene. Ma è pure dieci, cento, mille altri. E in questa moltitudine, si delinea una delle sue caratteristiche più importanti: la sua fragilità.

 

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© Panini Comics

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