Non capita tutti i giorni di poter chiedere a uno dei pilastri della nuova Hollywood dritte e consigli su come realizzare un film. Gli studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma ieri hanno avuto questa opportunità con David Fincher, arrivato in Italia per la promozione del film L’amore Bugiardo – Gone Girl.

Lei ha lavorato sia per il cinema che per serial televisivi come House of Cards, che ne pensa di queste due diverse realtà?

David Fincher: Il cinema non ha tempo per il vissuto e le storie dei singoli personaggi mentre la televisione non ha i soldi per far saltare un aereo! In tv si ha tutto il tempo necessario per l’evoluzione di un personaggio. Per me a livello di direzione non c’è molta differenza, il lavoro è lo stesso, si tratta di mettere insieme il cast, avere davanti a te le facce giuste, le facce di persone con cui passare tre o cinque anni successivi. Devi avere inoltre un buono sceneggiatore, affinché la storia abbia senso e significato. Da questo punto di vista non penso quindi ci siano molte differenze.

Che rapporto ha con gli attori quando prepara un film?

DF: Noi fingiamo. Dobbiamo sempre ricordarci che quando portiamo sul grande schermo qualcosa stiamo riproducendo il reale, qualcosa di sacramente fraudolento, di finto. Quelli che si travestono per raggiungere questo scopo, ovvero gli attori, cercano di fare quello che fanno rendendolo il più credibile possibile. Non bisogna confondere questo con la ricerca della perfezione. La perfezione nella vita non esiste, è una cosa stupida, non c’è spazio per la perfezione nell’umanità. Si tratta semplicemente di lavorare con l’attore. Alla luce di ciò ripetere una scena solo qualche volta per me ha qualcosa di blasfemo perché la mia esperienza è che devi portare l’attore a un punto tale in cui non deve ricordarsi neanche come si chiama. Da questo punto in poi si può cominciare perché tutto quello che hai elaborato e pensato può anche essere perfetto ma deve unirsi a quello che hanno elaborato e pensato anche le persone che lavorano con te, e solo con la ripetizione si raggiunge il giusto livello d’integrazione.

Quindi lo stesso trattamento è stato riservato a Ben Affleck?

DF: Si Ben è stato con me sul set e ha lavorato circa dieci, nove ore al giorno. A differenza di quando giri in pellicola, in cui i tempi di gestione sono più lunghi, con il digitale è tutto più semplificato e si lascia più spazio agli attori che non devono stare ore ad aspettare. Lui è un attore e come tutti vuole recitare, per questo non ha mai opposto resistenza a questi ritmi. Per L’amore Bugiardo – Gone Girl sono arrivato a girare oltre 550 ore su un film che dura in realtà due ore e mezza. In genere giro sempre molto, la mia media è di 200 ore. Qui avevamo a disposizione 105 giorni di riprese e due telecamere digitale. Fate voi i conti!

Per questo motivo preferisce lavorare con il digitale e non con la pellicola?

DF: La pellicola non rientra nelle mie corde. Per come lavoro preferisco non pensare di dover ricaricare le bobine, spedire il lavoro e spendere migliaia di dollari in operazioni che con l’utilizzo del digitale possono essere saltate. Sono più sereno se alla fine della giornata mi ritrovo con una pennetta USB di 2 Terabit, con tutti i giornalieri e con tutte le riprese e prove che volevo effettuare. Mi piace correre rischi e poter girare senza il pensiero di dover fermare un’azione perché è finita la pellicola. 

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