«Bisogna avere un certo coraggio per entrare in una doccia e affrontare Anthony Hopkins/ Hannibal Lecter che impersona Alfred Hitchcock e ti pugnala con un coltello da cucina da 30 centimetri».
Non ha tutti i torti Scarlett Johansson, che questo mese riporta in vita una delle più indimenticabili scene della storia della Settima Arte: l’omicidio di Marion Crane in Psyco. E la temerarietà di cui parla non riguarda solo i danni psicologici nei quali si rischia di incappare in tali surreali circostanze. Confrontarsi con il Mito è stata una sfida per tutto il cast artistico e tecnico di Hitchcock (il biopic di Sacha Gervasi dedicato alla lavorazione del capolavoro del 1960, nelle nostre sale dal 4 aprile), in primis superata magistralmente dal protagonista maschile, che ancora una volta – anche grazie a un eccellente make-up – ha dato sfoggio delle sue doti di grande interprete per ripercorrere i retroscena professionali e privati del più grande cult del regista britannico.
Ma le “sue” donne non sono state da meno. Raccogliendo l’eredità delle vere muse del maestro, bionde misteriose forti e sensuali come la favorita Grace Kelly, perfette declinazioni del “ghiaccio bollente”.
Scarlett Johansson nei panni della protagonista Janet Leigh, Jessica Biel in quelli di Vera Miles ed Helen Mirren in quelli della stoica moglie e partner professionale del regista, Alma Reville, hanno affrontato una preparazione meticolosa (tra archivi, foto di repertorio, libri e riviste d’epoca), che le ha riportate indietro di 53 anni, tra i teatri di posa degli Universal Studios, che ospitarono le riprese “top-secret” del 45esimo film di Hitchcock. Tra le finte stanze del Bates Motel si respirava, infatti, una vera atmosfera da bunker, nel quale (così vuole la leggenda) si entrava sotto giuramento di assoluta segretezza. Anche per gli interpreti “originali”, infatti, prendere parte a Psyco, rappresentò una scommessa ardita. Nessuno all’epoca, ad eccezione del regista, credeva nel progetto. Tant’è che dovette contribuire di tasca propria ai costi di produzione. Innanzitutto, per il diffuso timore che un soggetto tipico degli horror di serie B fosse troppo lontano dal sofisticato cinema hitchcockiano. Ma anche perché la diva protagonista, Janet Leigh, sarebbe stata ammazzata brutalmente a un terzo del film, scelta destabilizzante per il pubblico dell’epoca, assai sensibile al divismo.
L’articolo continua sulla rivista. Best Movie di aprile ti aspetta in edicola!
© RIPRODUZIONE RISERVATA