Leonardo DiCaprio: «Il mio Gatsby? Folle e sognatore»
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Leonardo DiCaprio: «Il mio Gatsby? Folle e sognatore»

Il fu Romeo ci svela alcuni retroscena sulla trasposizione à-la Luhrmann del più grande romanzo americano. Una pazza idea, che è figlia di una precisa filosofia: nella vita ci vuole ambizione

Leonardo DiCaprio: «Il mio Gatsby? Folle e sognatore»

Il fu Romeo ci svela alcuni retroscena sulla trasposizione à-la Luhrmann del più grande romanzo americano. Una pazza idea, che è figlia di una precisa filosofia: nella vita ci vuole ambizione

Forse questa è la volta buona. È quell’Oscar che non è mai arrivato. Quel Ruolo (con la R maiuscola) che aspetta da quando, appena quindicenne, si abbandonò all’istintiva vocazione per la recitazione, non accontentandosi mai e puntando sempre più in alto. Ed è proprio questa sua ambizione ad aver avvicinato Leonardo DiCaprio a Baz Luhrmann che, prima ancora di James Cameron, volle scommettere su di lui. Baz e Leo si ritrovano dopo 17 anni, in quello che per il primo segna un ritorno sulle scene e per il secondo, forse, un abbandono, viste le recenti dichiarazioni dello stesso attore di volersi prendere una pausa dal cinema per dedicarsi alla causa ecologista. Se davvero quel giorno arriverà, speriamo almeno che questo indiscusso fuoriclasse sia riuscito a coronare il suo ultimo e definitivo sogno: stringere tra le mani la statuetta. E che a servirgliela sia stata una delle più grandi icone della cultura americana, quel Jay Gatsby che ora «ho finalmente capito».

 

Come hai reagito quando Baz Luhrmann te l’ha proposto?
«Conosco Baz da quando mi chiese di reinventare insieme a lui Romeo e Giulietta di Shakespeare. Lo ammiro per la sua capacità di sognare in grande. Un entusiasmo che ti travolge e sa aprirti gli occhi in modo nuovo su capolavori letterari iconici come questi. Nonostante sia attuale e apprezzato ancor oggi a livello mondiale, non è facile affrontare il più grande romanzo americano, proprio perché profondamente intessuto di America: di quell’America “embrionale” che poi si sarebbe trasformata in superpotenza. È uno di quei libri che apre a nuove interpretazioni ogni volta che lo si (ri)legge: chi è Gatsby? Un sognatore senza speranza, un romantico o un folle?».

 

Leonardo DiCaprio cosa risponde? Chi è Gatsby?
«Mi ricordo che alle superiori, oltre a leggere il libro, ci fecero anche vedere il film con Redford e allora non mi coinvolse. Mi sentivo distante da quel mondo di cui non avevo mai sentito parlare e c’erano parecchi elementi che non avevo capito. Poi un giorno Baz mi lasciò sul tavolo una vecchia copia de Il grande Gatsby, dicendomi: «Ho ottenuto i diritti per la trasposizione cinematografica, la voglio fare con te». Quando l’ho riletto, ho avuto una specie di epifania, anche se riconosco che ci sono infiniti modi di interpretarlo. Ed è questo che mi ha guidato».

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