Oggi saranno rese note alle nostre ore 14.30 le nomination dei prossimi Oscar, giunti all’edizione numero 80 e che si svolgeranno a Los Angeles il prossimo 24 febbraio. Proprio recentemente due professori americani, Nicole Esparza dell’Università di Harvard e Gabriel Rossman della Ucla (University of California, Los Angeles), hanno asserito di aver condotto studi statistici in base ai quali è possibile “prevedere” con molta verosimiglianza chi sarà, appunto, nominato. Quali sarebbero dunque i criteri di scelta dei nominati da parte dei membri dell’Academy individuati da due studiosi? Innanzitutto l’aver interpretato un ruolo drammatico, meglio ancora se strappalacrime. Segue il far parte di una pellicola “blasonata”: con cast e regista illustri e soprattutto supportato da una potente casa di distribuzione. Inoltre giova – per una questione tutta aritmetica – essere donna. Infatti, essendo il numero di ruoli importanti femminili inferiori a quelli maschili, un’attrice avrebbe più probabilità di un collega maschio di essere nominata. Infine, aiuta l’aver ricevuto precedentemente una nomination (fenomeno denominato “effetto San Matteo” per le parole dell’evangelista (25-29): «A chi ha verrà dato, in modo che abbia ancora più in abbondanza, ma a chi non ha verrà tolto anche quello che sembra avere») e aver lavorato a fianco di altri premi Oscar o nominati (il cosiddetto “effetto Robert Forster” dal nome dell’attore che, sempre secondo Esparza e Rossman, ricevette una nomination nel 1998 per Jackie Brown con un’interpretazione non tanto eccezionale quanto circondata dai premi Oscar Quentin Tarantino e Robert De Niro e dal nominato Samuel L. Jackson). Chissà se quando oggi le fatidiche cinquine saranno annunciate i nostri statistici ci avranno visto giusto…

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