Il sindaco di Los Angeles dichiara che Nuova Zelanda e altri Paesi stanno letteralmente delocalizzando il centro nevralgico del cinema da Hollywood, spingendolo a dichiarare uno «stato di emergenza»; intanto il The Guardian soffia sul fuoco definendo la situazione attuale «un’emorragia». Eric Garcetti è stato eletto a maggio dopo una campagna, guarda caso, finanziata in gran parte da membri dell’industria dell’intrattenimento, e si è da subito elevato a difensore del Cinema targato Hollywood  sostenendo che: «Se non cerchiamo di sforzarci a vincere almeno un paio di battaglie in questa guerra, continueremo ad essere lasciati indietro sul campo di battaglia». I numeri di questa guerra parlano chiaro: nel 1997, riporta Variety, il numero di posti di lavoro legati all’industria del cinema e della tv era di 136.000 unità, ridotte a 116.000 nel 2011 e 94.000 quest’anno. E anche la quantità di prodotti che vengono girati a Hollywood è calata drasticamente: nel 2005 era l’89% della produzione totale americana, ora la percentuale è scesa al 39.

La Nuova Zelanda, per fare un esempio, è uno dei Paesi che offrono sussidi all’industria più favorevoli di quelli di Hollywood; il mese scorso le 5.600 persone tra cast e troupe al lavoro sulla trilogia de Lo Hobbit hanno festeggiato l’ultimo giorno di riprese a Wellington. Contando anche la trilogia de Il signore degli anelli ciò ha significato la conclusione di 14 anni di lavoro nella capitale. D’altra parte, molti film recenti e produzioni prossime a partire hanno escluso Hollywood come luogo principale per le riprese: Iron Man 3 è stato infatti girato principalmente in North Carolina, Il grande Gatsby nella patria del regista Baz Luhrmann, l’Australia, Star Wars VII sarà realizzato presso studi inglesi…

Secondo la California Film Commission, i danni maggiori sono stati creati dalla nuova politica di gestione degli incentivi, che oggi è disponibile solo per produzioni dal budget non superiore ai 75 milioni di dollari, escludendo così buona parte dei blockbuster; la California destina 100 milioni di dollari l’anno agli incentivi fiscali, briciole rispetto (per esempio) ai 400 di New York. Insomma, la situazione attuale lascerebbe presagire un graduale esodo delle produzioni cinematografiche ad alto budget verso zone del mondo più determinate ad incentivare la propria industria in questo settore; voi che ne pensate? Può Hollywood, di questo passo, perdere il proprio primato rimasto indiscusso per decine di anni?

Fonti: The Guardian, TVNZ, Film.ca.gov, Variety

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