Il cinema italiano è spesso conosciuto per la sua capacità di raccontare storie emozionanti e coinvolgenti, ma c’è anche un lato sperimentale che, purtroppo, spesso passa inosservato. Tra le pellicole più particolari e fuori dagli schemi, oggi vogliamo parlare di Abacuc (2014) di Luca Ferri, che merita senza dubbio una menzione speciale. Un film che mescola generi e atmosfere diverse, dal surrealismo alla fantascienza, dal musical al “fake remake” de L’ultimo uomo sulla terra. Pochi lo ricordano, ma questa opera è una delle esperimentazioni più audaci mai realizzate nel cinema italiano negli ultimi anni, capace di spingere lo spettatore a riflettere sulla natura stessa del cinema e della solitudine umana.
Il protagonista di Abacuc è un uomo di quasi 200 chili, che vive un’esistenza immobile, distaccata e quasi catatonica. Abacuc, interpretato da Dario Bacis, passa il suo tempo principalmente in luoghi simbolici e surreali: cimiteri, parchi tematici dell’Italia in miniatura e architetture utopiche. Un uomo che non parla mai, che vive in una casa ferroviera e che sembra completamente staccato dal mondo. La sua solitudine è totale, e l’unica voce che si sente è quella femminile e fuori campo di una donna che comunica con lui tramite citazioni letterarie.
La storia si sviluppa tra situazioni oniriche e simboliche che non seguono una logica tradizionale: Abacuc è intrappolato in un’esistenza che sembra una sinfonia inceppata, senza fine, in un mondo che non sembra avere più senso. Il film è girato in Super 8, con il bianco e nero a enfatizzare la sensazione di malinconia e solitudine del protagonista. La scelta della pellicola contribuisce a rendere l’atmosfera ancora più onirica e inquietante, quasi come se stessimo assistendo a una sequenza di sogni disturbanti, dove la realtà e la fantasia si intrecciano senza mai definirsi chiaramente.
Se siete amanti di film che osano e che non seguono i percorsi tracciati, Abacuc vi conquisterà. Non è il film che vi tiene incollati alla poltrona con una trama avvincente e colpi di scena mozzafiato, ma è un’opera che sfida lo spettatore e che lascia qualcosa dentro. La sua originalità e il suo approccio unico alla narrazione lo rendono una gemma nascosta del cinema italiano.
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