Nella Milano del boom economico, il calabrese Santo Russo (Riccardo Scamarcio), dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile presso il Beccaria, vera e propria “palestra di vita”, decide di intraprendere definitivamente la scalata al potere criminale. La sua corsa inarrestabile alla ricchezza conduce l’esistenza di Santo a un bivio: da un lato la famiglia e il coté borghese, dall’altro l’amour fou per una donna francese bellissima (interpretata da Mari-Ange Casta, sorella della più famosa Laetitia) e il sogno folle di una vita da Spietato.
Liberamente ispirato al romanzo Manager Calibro 9, che fin dal titolo strizza l’occhio a Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo, caposaldo del poliziottesco all’italiana, Lo spietato (su Netflix dal 19 aprile dopo una finestra di tre giorni in sala l’8, 9 e 10 aprile) è il ritorno di Renato De Maria al racconto cinematografico di imprese criminali, da lui già affrontato nel più confuso e velleitario La prima linea, che incappava nel racconto scivoloso del terrorismo di estrema sinistra (da sempre un grande rimosso, storico e politico, del nostro paese) e aveva per protagonista lo stesso Scamarcio.
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LO SPIETATO: LA NOSTRA RECENSIONE DEL FILM CON RICCARDO SCAMARCIO
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