Quando, nel 1975, Lo squalo arrivò nelle sale di tutto il mondo, il cinema conobbe per la prima volta il vero talento di un regista che sarebbe poi diventato, nel corso degli anni, uno dei più importanti e potenti filmmaker di Hollywood. Certo, Steven Spielberg aveva già debuttato qualche anno prima con pellicole low budget, e il suo Duel (tratto da un racconto di Richard Matheson) aveva mostrato ai più attenti i primi sprazzi di grandezza. Ma fu Lo squalo a fargli fare il grande salto: due ore di puro terrore, garantito da pochi, strepitosi effetti speciali, una musica minimale e iconica come poche, grandi prove d’attore e uno script a prova di bomba, talmente perfetto da essere diventato un manuale di scrittura per tutte le generazioni future.

Scritto inizialmente dall’esordiente Peter Benchley, quel copione passò di mano durante la lavorazione del film, finendo sulla scrivania di Carl Gottlieb, amico di Spielberg, attore, apprezzatissimo sceneggiatore di commedie. A lui il regista si rivolse per «dare più umanità» ai personaggi, per rifinire, limare, sistemare, fino ad arrivare a una riscrittura quasi completa. Raccontata nel libro The Jaws Log, la storia produttiva e creativa che sta dietro Lo squalo è una delle vicende più affascinanti della storia di Hollywood. E non c’è occasione migliore dell’uscita dell’edizione restaurata in Blu-ray del film (il prossimo 22 agosto) per parlarne con chi quella storia l’ha vissuta in prima persona: ecco perché abbiamo incontrato Carl Gottlieb e gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più su quel film. Ecco com’è andata.

Best Movie: Quando Spielberg le chiese di riscrivere Lo squalo, lei era già famoso per i suoi script comici: come mai Steven scelse proprio lei per un film così basato sulla tensione?
Carl Gottlieb: «In realtà noi due eravamo già amici da prima, e lui ha pensato che potessi portare un po’ di commedia nel film; quindi sono stato prima di tutto contattato come attore, per la parte di Meadows. Poi dissi che avevo pensato a qualcosa per il copione e lui mi disse che se volevo potevo lavorarci sopra, come sceneggiatore. All’inizio si trattava solo di rifinire i dialoghi, ma alla fine quel lavoro di ripulitura si trasformò in una rielaborazione dello script, perché prima di tutto volevamo dare più umanità ai personaggi, coinvolgendo di più il pubblico. Alla fine abbiamo dovuto rivedere la struttura della storia, abbiamo lasciato da parte tutta la storia d’amore tra l’oceanografo e la moglie del poliziotto Brody e ci siamo concentrati sulla parte d’azione; avevamo iniziato solo per umanizzare i personaggi e abbiamo concluso riscrivendo tutta la storia ed il risultato è quello che tutti potete vedere».

BM: La sceneggiatura di Lo squalo ha un ritmo perfetto, al punto da essere considerata una pietra miliare nel mestiere. Quanto sapeva del film prima di metterci mano? Per esempio, aveva idea di che colonna sonora avreste usato, o come Steven avrebbe voluto girarlo? Oppure ha lavorato per sensazioni e suggestioni?
CG: Spielberg sicuramente aveva già in mente quello che voleva fare, lui era l’autore; anche se personalmente non amo la teoria dell’autore (la cosiddetta auteur theory, ndr), secondo cui il film rispecchia la visione del regista stesso, credo che di Lo squalo si possa dire che era più che altro un film di Spielberg. Il mio lavoro è stato quello di scrivere seguendo la sua visione, cosa che sono stato comunque contento di fare. John Williams (l’autore della colonna sonora, ndr) non era stato ancora assunto, fu uno degli ultimi ad essere coinvolto. Riguardo la costruzione del film, io stesso fui contattato tre settimane prima del film, di fatto riscrivemmo il film mentre lo stavamo già girando: non è il modo migliore per lavorare, ma non avevamo altra scelta! Come risultato, abbiamo fatto attenzione a ogni dettaglio, non avevamo neanche [Richard] Dreyfuss e Robert Shaw quando ho iniziato a riscrivere, furono aggiunti solo a due settimane dall’inizio delle riprese. Fu tutto programmato in modo organico e contestuale mentre facevamo il film. Il montatore era sul set tutto il tempo, discutevamo di che tipo di musica volevamo per certe parti del film, ne abbiamo parlato anche durante la post-produzione e John Williams è entrato in gioco quando il film era già finito, solo a quel punto scrisse il tema poi divenuto famosissimo. Avevamo già qualcosa in mente, quando Steve stava montando quella che poi è stata chiamata la scena “One Barrel Chase”, con l’inseguimento dello squalo, fummo tutti d’accordo che sembrava fosse un film dei pirati! Allora Steven ascoltò la colonna sonora che Eric Korngold  compose per il film Lo sparviero del mare e noi decidemmo che era proprio quello che volevamo per quella scena. La prima volta che John Williams fece ascoltare qualcosa a Spielberg al piano, Steven disse: “È tutto qui? Due note?” e John gli rispose: “Credimi, quando avremo la base e il pezzo completo, sarà tutta un’altra cosa!”. Steven gli diede fiducia e… il resto è storia!».

BM: Oggi come oggi, i film horror e thriller si basano molto su montaggi rapidi, azione mozzafiato e molto, moltissimo sangue. Crede che un film come Lo squalo, basato tutto sulla costruzione della tensione e poco sul gore fine a se stesso, possa piacere anche ai più giovani?
CG: «Il sangue è incidentale in una storia, a meno che non sia qualcosa tipo Non aprite quella porta o qualcosa di deliberatamente ed eccessivamente sanguinoso e violento. In molti film di tutti i tempi, partendo da Frankestein e Dracula, c’era poca violenza (certo, anche a causa dell’Hollywood Code che vietava certe scene). Steven voleva qualcosa che mettesse paura ma senza eccesso di sangue, ed era questo il nostro obiettivo. E poi c’era anche un motivo pratico: nel primo mese di riprese lo squalo meccanico non funzionava e si parlava di un tempo in cui ancora non c’era la CGI, e non si poteva certo avere un attore che indossasse un costume da squalo! Dovevamo farci venire qualcos’altro in mente, dovevamo essere ingegnosi. Avendo visto tutti gli stessi film, quelli di cui parlavamo prima, sapevamo che si poteva spaventare il pubblico senza un mostro orrendo e litri di sangue e lo abbiamo fatto». (Foto Getty Images)

Vi ricordiamo che l’edizione restaurata di Lo squalo uscirà in Blu-ray, con quattro ore di contenuti extra, il prossimo 22 agosto

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