Ironia e autoironia. Sono questi gli ingredienti di Cowboys & Aliens (presentato ieri alla stampa e oggi in Piazza Grande al Festival del film Locarno), il western sci-fi di Jon Favreau (Iron Man), che rivisita le praterie, i saloon, i canyon dell’immaginario collettivo e li fonde con mostri e armi extraterrestri, senza destare particolare straniamento. Sembra quasi di trovarsi in mezzo alle attrazioni degli studios di Hollywood, di essere di fronte a un grande parco divertimenti, dove tutto è possibile e le montagne russe del vecchio West si trovano proprio accanto alla navicella spaziale, pronta a farti salire a bordo per un’inedita avventura. In compagnia di Daniel Craig, Harrison Ford (che questa sera riceve il Pardo alla carriera) e Olivia Wilde.

Il regista e i protagonisti del film hanno incontrato la stampa questo pomeriggio.

“Per i registi della mia generazione – ha spiegato Favreau – girare un western è un sogno che diventa realtà. Io e gli altri produttori volevamo che fosse autentico, così lo abbiamo preservato dal 3D che ci avrebbe costretto a girare in digitale”. Ed effettivamente lo scenario sul quale si apre il film è quello dei classici del genere, anche se mano a mano si trasforma e diventa altro, e in “una specie di fantasia revisionista trasforma gli indiani, i nemici per antonomasia dei western classici, in alleati”. “Questo gioco, questa ironia, è stata ciò che mi ha attirato del film”, confessa Craig, che è stato anche il primo attore contattato dal regista per la sua “presenza scenica, che ricorda molto quella delle star di una volta e per la potenza interpretativa condensata in poche parole”. D’altra parte i cowboys più popolari del cinema non sono passati alla storia per essere dei chiacchieroni… vedi Clint Eastwood.

Fin dal titolo, il film stringe immediatamente un patto con lo spettatore, chiarendo da subito: “sono intrattenimento allo stato puro, vi farò divertire, vi stupirò con i miei effetti speciali e vi farò trascorrere una piacevole serata”. E mantiene la promessa, grazie anche alla professionalità degli interpreti, che dimostrano anche grande autoironia nei gesti e nelle battute, come se nel momento del ciak avessero quasi avvertito la risata complice del pubblico che li avrebbe visti sul grande schermo.

Craig e Ford dominano la scena e Indy accetta con eleganza di essere la “spalla” di 007. “Il mio personaggio è una sorta di despota all’inizio, non poteva essere un protagonista: il personaggio principale deve accattivarsi la simpatia del pubblico. E’ stata un’occasione per avere maggiore libertà e meno responsabilità”, commenta Harrison Ford, che in merito al Pardo alla carriera ha ringraziato il festival e ha ammesso che ciò che lo rende più orgoglioso della sua filmografia è “la fortuna di aver lavorato con professionisti fantastici”, aggiundendo anche che ha intenzione di recitare ancora a lungo perché “il lavoro dell’attore è davvero divertente: non è un vero lavoro”.

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