Questa sera in Piazza Grande al Festival del film Locarno verrà proiettato Red State, l’horror del regista di Clerks, Kevin Smith, che recentemente ha annunciato di voler abbandonare la carriera dietro la macchina da presa (il suo ultimo lavoro previsto è Hit Somebody, in pre-produzione). Lo abbiamo visto per voi all’anticipata stampa di ieri.

Tre ragazzi (Michael Angarano, Kyle Gallner e Nicholas Braun) prendono appuntamento on-line per un’orgia con una prostituta, ma finiscono nelle grinfie di una setta neonazista che dà la caccia a omosessuali e peccattori (in questo caso “fornicatori in potenza”), sotto la guida del predicatore Abin Cooper (Michael Parks).

Le pratiche del gruppo di fedeli-serial killer ci vengono presentate durante un lungo sermone didascalico di Cooper, mentre i tre ragazzi attendono insieme a noi, in gabbia, il loro sacrificio. I “buoni” non tardano ad arrivare, ma il meccanismo rituale s’inceppa perché la linea di confine tra bene e male, tra eroi e villain non è quella che il pubblico si aspetterebbe in un film di genere. E anche qui immagini e dialoghi non bastano: a tirare le somme ci deve pensare l’agente speciale Joseph Keenan (John Goodman, che vedremo anche in Hit Somebody), impotente di fronte agli eventi. Kevin Smith arranca nel mettere insieme i pezzi del puzzle. Red State sembra una barca salpata per l’Oceano prima di essere varata.

L’eplorazione dell’horror non è efficace come l’acclamato debutto nella commedia di ormai molto tempo fa. L’estro non manca, ma è fragile.

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