Amore, passione, ossessione, dolore, amore… Per due volte la giovanissima Camille (Lola Créton) si ingamburglia in un turbine di emozioni incontrollabili, che prendono il sopravvento su qualsiasi altro pensiero in Un amour de jeunesse (nella foto) di Mia Hansen-Løve (Il padre dei miei figli), in concorso al Festival del film Locarno (in corso dal 3 al 13 agosto 2011). Ci casca al “tempo delle mele” e da adulta, o almeno, poco prima di diventarlo davvero e di comprendere se stessa e quello che vuole. La seguiamo tra le vie della Parigi dei parigini, quella che non appartiene all’immaginario collettivo, e tra i bucolici prati della campagna lungo la Loira, vivendo i suoi stessi sentimenti, grazie a una regia che affonda nell’intimo dei protagonisti pur ironizzando (volutamente o no?) su stessa quando il “principe azzurro” sfuggente (Sebastian Urzendowsky) ci condensa in poche parole la sua idea del cinema francese-tutto dialoghi.

Fuori concorso, oggi invece, il giurato della kermesse Luca Guadagnino (Io sono l’amore) ha presentato alla stampa il suo documentario Inconscio italiano, che chiama all’appello storici (tra i quali Angelo Del Boca), filosofi e antropologi per indagare l’identità italiana a partire dal passato fascista del Paese e concentrandosi sull’occupazione dell’Etiopia. Orrori e violenze di un periodo che l’Italia avrebbe sepolto nell’oblio e che il regista denuncia riportandoli alla coscienza, ricorrendo anche alle immagini di repertorio dell’Istituto Luce. Le sequenze dei cinegiornali dell’epoca, tuttavia, vengono svuotate degli accenti della propaganda di allora e trovano nuovi significati

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