Era bella in un modo prepotente e dolce nello stesso tempo. Con quei capelli nero corvino, gli occhi da gatta, le labbra carnose e quel corpo morbido degno dei meno anoressici anni ’80, era impossibile non notarla. E infatti Lilli Carati (vero nome Ileana Caverati, nata a Varese nel ’56 e scomparsa ieri dopo una lunga malattia) non sfuggì allo sguardo attento del produttore Franco Cristaldi, che dopo averla vista arrivare seconda a Miss Italia nel 1974, la ingaggiò per la commedia a episodi Di che segno sei? di Sergio Corbucci. Fu solo l’inizio: nel ’76 lavorò al fianco di Alvaro Vitali nello stra-cult sexy La professoressa di scienze naturali di Michele Massimo Tarantini, finendo di lì a poco sulle copertine di Playboy, Playmen e Penthouse.

Nel ’78, al fianco di Gloria Guida, recita in Avere vent’anni di Fernando Di Leo la parte di un’autostoppista che se la spassa tra comunità hippye e libertà sessuale, prima di essere travolta da finti altruisti che finiscono per trasformarsi in stupratori. Fu il suo film più censurato, sdoganato non molto tempo fa da Quentin Tarantino, ma la strada da sex symbol era stata definitivamente tracciata. E infatti reciterà in altri film scollacciati come Il corpo della ragassa di Pasquale Festa Campanile, con cui ebbe anche una relazione.

Nel 1985 avviene l’incontro con Joe D’Amato, la svolta di Lilli verso il porno soft, con titoli come L’alcova, Il piacere, Voglia di guardare e Lussuria. Il passaggio dalle commedie scollacciate con Renzo Montagnani e Vitali al mondo del porno è tutto in discesa. Giungerà in breve tempo a quello vero e proprio, lavorando con Giorgio Grand (è il 1987) e recitando persino con Rocco Siffredi, in film come Una moglie molto infedele, Una ragazza molto viziosa e Una scatenata moglie insaziabile.

Quelli sono gli anni in cui inizia a drogarsi e a passare dalle sostanze leggere agli stupefacenti pesanti come l’eroina. Come da lei stessa ammesso nel docufilm Lilli, una vita da eroina di Rony Daopoulos, il porno le serviva per guadagnarsi il denaro per alimentare la sua dipendenza. Tra rehab e tentativi di suicidio si è conclusa ieri una vita difficile e tormentata, segnata negli ultimi anni dal tumore.
E pensare che nei suoi film prima maniera aveva incarnato un’Italia trasgressiva, tenera e buffa, che non tornerà più.

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