Nel 2006, ben quattro anni prima del controverso finale di Lost, un dettaglio apparentemente marginale aveva già suggerito in modo sorprendente la direzione conclusiva della serie. Parliamo di Bad Twin, un romanzo tie-in pubblicato durante la seconda stagione, presentato come opera scritta da un certo “Gary Troup”, uno dei passeggeri del volo Oceanic 815. Ma ciò che inizialmente sembrava solo una trovata di marketing da parte della ABC nascondeva molto di più.
Gary Troup, nome fittizio creato appositamente per l’occasione, è un anagramma di “purgatory” – purgatorio – un concetto che avrebbe ossessionato i fan della serie per anni. Già questo basterebbe a far drizzare le antenne, ma c’è di più: Bad Twin contiene un racconto che, col senno di poi, sembra anticipare il cuore stesso della mitologia di Lost. I due protagonisti del libro, Paul e Zander Widmore, sono fratelli opposti: il primo razionale e integro, il secondo ambiguo e manipolatore. Il loro conflitto riflette in modo sorprendente la futura dinamica tra Jacob e il Man in Black, i due fratelli simbolo del dualismo luce/ombra che regge tutta l’impalcatura della serie.
Eppure, Bad Twin non è un prodotto ufficialmente canonico. L’autore reale del romanzo, Laurence Shames, lavorò su un elenco di elementi forniti dai produttori esecutivi Damon Lindelof e Carlton Cuse, ma senza un reale accesso alla trama in sviluppo. Il romanzo venne scritto in parallelo alle prime stagioni e distribuito come oggetto crossmediale, addirittura inquadrato brevemente in una scena dell’episodio 2×13, mentre Sawyer lo legge sulla spiaggia.
Ciò nonostante, la somiglianza tra la trama del libro e quella che sarebbe poi diventata la narrazione finale della serie è troppo precisa per essere un caso. Oltre al tema del doppio, Bad Twin introduce anche la Widmore Industries, che ritroveremo in Lost, e fa cenno alla Hanso Foundation, altro pilastro dell’universo narrativo dello show. Come se non bastasse, il fatto che Gary Troup venga ucciso nel pilot della serie – è il passeggero risucchiato dal motore dopo lo schianto – assume oggi un sapore quasi metanarrativo. Era un autore destinato a scomparire subito, eppure la sua voce aveva già raccontato tutto.
Nonostante queste affascinanti connessioni, Lindelof e Cuse si distanziarono pubblicamente dal romanzo. In interviste e podcast lo definirono “non all’altezza” della serie, quasi a sottolineare che ogni legame con la narrazione ufficiale fosse casuale o poco rilevante. Una posizione comprensibile: un prodotto esterno che suggeriva in anticipo il destino dei personaggi avrebbe potuto compromettere la tenuta del mistero, che era parte fondante dell’esperienza Lost.
Oggi, con il senno di poi, Bad Twin assume una nuova luce. Non è solo un esercizio di stile o un divertissement editoriale, ma un tassello laterale che, pur senza volerlo, aveva intuito l’essenza di Lost prima ancora che lo facesse la serie stessa. Un dettaglio dimenticato da molti, che a distanza di anni merita di essere riscoperto.
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Fonte: CBR
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