Luca Argentero e Eva Herzigova presentano Cha Cha Cha, l’Italia noir di Marco Risi
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Luca Argentero e Eva Herzigova presentano Cha Cha Cha, l’Italia noir di Marco Risi

Il film parteciperà in anteprima mondiale al Festival di Taormina, per poi arrivare nelle sale italiane il prossimo 20 giugno

Luca Argentero e Eva Herzigova presentano Cha Cha Cha, l’Italia noir di Marco Risi

Il film parteciperà in anteprima mondiale al Festival di Taormina, per poi arrivare nelle sale italiane il prossimo 20 giugno

Cha Cha Cha esplora i luoghi margine della società e della criminalità italiana seguendo il punto di vista di Corso, ex ispettore di polizia ora detective privato impegnato ad indagare sulla morte del figlio della sua ex amante Michelle (Eva Herzigova). Tra le ombre di una Roma cialtrona si snodano le vicende analizzate con l’occhio critico del regista Marco Risi che, insieme al cast composto dalla Herzigova, Luca Argento, Claudio Amendola e Pippo Delbono, ha presentato oggi il film alla stampa. La pellicola arriverà nelle sale italiane il prossimo 20 giugno, dopo l’anteprima mondiale al Festival di Taormina.

Crede che tra vent’anni Cha Cha Cha e La grande bellezza saranno proiettati insieme come campo e controcampo della stessa società?

Marco Risi: «Quando abbiamo iniziato a girare il film non sapevo che Sorrentino stesse girando un film su Roma. Sono due pellicole completamente diverse dal mio punto di vista: lui analizza Roma con gli occhi di un giornalista stanco, un po’ Mastroianni, mentre il mio protagonista è un investigatore privato. Una figura quasi romantica, che vive da solo in questa casa e si dedica alle cure di un cane con una zampa sola, un cane non estetico. Quanti terrebbero un cane così in casa in una società estetica come la nostra? Mi piaceva la storia sotterranea di questo amore che non è mai detto apertamente, con unattrice un po Kim Basinger un po Grace Kelly nei film di Hitchcock. La storia damore è talmente forte fra loro due che lui ha addirittura paura di sfiorarla e non sopporterebbe di nuovo un allontanamento da lei. La frase che invece pronuncia Amendola sul finale del film (Che cazzo di paese”) spiega molto bene, a mio avviso, la situazione che stiamo vivendo».

Siete stati in tre a curare la sceneggiatura del film, come avete collaborato?

M.R.: «La prima idea non era fare un film di genere. Siamo partiti alla lontana per parlare del Paese, addirittura avevamo pensato di fare un film sulle trattative tra Stato e Mafia. In realtà Cha Cha Cha è una fetta di questo Paese vista sotto gli occhi di un investigatore privato. Sono stato contento di lavorare con loro. Jim ha un modo attento di suddividere le scene, sa, come sanno gli americani, quando devono succedere le cose, conosce le tempistiche».

Jim Carrington: «Io mi concentro sulla struttura, ogni storia dai greci a noi segue una struttura ben definita, e che funziona anche adesso. Ogni racconto e ogni personaggio ha il suo arco, e io mi concentravo su questo. Anche i dialoghi e scene dovrebbero avere un arco specifico. Sembra molto tecnico, ma questo tecnicismo dovrebbe scomparire nella messa in scena».

Questo Detective vivrà altre avventure? E c’è un riferimento al cinema francese?

M.R.: «Si è vero, i francesi fanno molte riprese nelle metropolitane (forse perchè ce l’hanno e funzionano bene). Non so se ho pensato ai francesi…sul seguito andrà di pari passo con gli incassi. Se incasserà più di 10 milioni di euro allora si farà».

Come hai affrontato la preparazione al ruolo del cattivo, venendo inoltre dal teatro?

Pippo Delbono: «Personalmente venendo fuori da una storia non strasberghiana è una questione di segni, per me è uno sguardo una direzione degli occhi, questo è il cinema. E uno legge quello che vuole leggere, i personaggi sono di chi li guarda, non chi li fa. Sei sempre tu ma allo stesso tempo sei diverso da te. Poi purtroppo per la scena di nudo hanno scelto Argentero e non me, mah! (ride)».

A proposito di questa scena come hai interpretato questa sequenza estremamente interessante del pestaggio appena uscito dalla doccia?

Luca Argentero: «Lidea era quella di rendere dinamica una scena che doveva essere appunto piena di dinamismo. Poi dovevamo stare molto attenti, non potevamo farci male a vicenda, farci venire gli occhi neri o romperci il naso, perchè eravamo ancora nel pieno delle riprese! Allinizio ero preoccupato dell’efficacia della scena, ma quando lho vista sullo schermo ho capito che la scena funzionava indipendentemente da quanti vestiti hai addosso perchè regala un picco di adrenalina, di paura di buio e di ombra».

Avete considerazioni particolari suoi vostri personaggi?

Claudio Amendola: « Per me è stata una gioia e un piacere fare nuovamente un film con Marco, specie in questo periodo in cui per altre scelte sono lontano dal cinema. Marco mi ha dato un personaggio che ogni attore avrebbe piacere di fare. È un essere doppio, celato nel mistero, che si svela sempre diverso, compresa la scena finale che è una delle parti più sorprendenti del film. Inoltre è stato un piacere lavorare con un attore forte bello bravo come Luca, con una voglia di fare questo mestiere che io ho perso da un po’. Ed è  stato anche l’unico che è riuscito a picchiarmi in 32 anni! ».

Eva Herzigova: «È un grande film e mi ha colpito la vostra attenzione a ogni dettaglio, mi fa piacere e sono molto emozionata di poter esserci. Dopo aver letto il copione era una sceneggiatura scritta così bene, ed era un ruolo in cui non dovevo far vedere neanche una spalla, che non potevo rifiutare! Michelle ha un carattere profondo, pieno di dolore e di rabbia. Questo non è il mio mestiere, non lo avevo mai interpretato prima un personaggio così. Mi spaventava tantissimo ma mi faceva veramente volare, una sensazione molto bella quella di recitare e riuscire a far passare questi sentimenti veri e intensi».

Cha Cha Cha risulta dunque lanalisi di una fetta del nostro Paese attraverso l’investigatore privato. Ha qualche considerazione sulla corruzione? 

M.R.: «Che sono tutti corrotti meno uno. Sono tutti coinvolti e fanno parte di questo gioco che sta diventando sempre più sporco, e difficile da capire. Per questo mi piace la figura dell’eroe, che cerca di scoprire la verità. Attraverso il cinema ho il coraggio di rappresentare un uomo che fa quello che mi piacerebbe saper fare anche a me. Ce ne sono di persone così, magari sono nell’ombra. Mi piace anche che questo Papa dica le cose che pensa. Mi piacciono questi squarci nella nostra società. Quello che mi dava fastidio di questi anni è che si stava assuefacendo a un pensiero comune inutile “tanto niente cambierà mai” le cose scivolano passano e niente cambia. Ci sono dei segnali diversi adesso. Il nostro Paese è bello anche perchè è cialtrone, e cinematograficamente ci piace anche per questo, ma se da adesso comincia a diventare un po’ più serio non ci dispiacerà affatto».

La commedia o il film di genere, quale arriva prima al pubblico nel raccontare aspetti negativi dell’Italia?

 M.R.: « La commedia ha perso un po’ il graffio nel raccontare la nostra società. Dopo il ’75 non si poteva più ridere di certa roba. Si rideva al momento ma poi ci si tornava sopra e ci si ripensava, e cera anche una partecipazione diversa del pubblico. Commedie di quel tipo li non è che ne veda tante in giro. Virzì ci becca e in Viva l’Italia, ho trovato cose molto divertenti, ma ai livelli di Gassman, Tognazzi, Manfredi e Sordi non è che ne veda tanti in giro, e lo stesso vale per gli scrittori».

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