Difficile pensare di godersi Machete Kills in un contesto migliore di Lucca Comics & Games: una sala stipata in ogni ordine di posto, parecchia gente in piedi, entusiasmo, applausi, standing ovation a profusione, il tutto senza mai intaccare lo svolgimento del film con rumori fuori posto. Come dire, anche quando si esaltano i nerd sono educati.

Nel novero ci infiliamo anche noi, che abbiamo tributato i giusti applausi alle sequenze agli omicidi più creativi di perpetrati dal Machete di Danny Trejo, abbiamo taciuto quando parlava il Presidente Charlie Sheen – perdonate, Carlos Estevez – e siamo usciti dalla sala con un sorriso stampato in volto. Felici e divertiti; non la reazione che un film di mexploitation ultraviolenta dovrebbe suscitare, e infatti qui sta il primo cruccio del fan incontentabile: il nuovo film di Robert Rodriguez è più simile a Una pallottola spuntata che a C’era una volta in Messico. Il sodale di Tarantino sa di avere per le mani una macchina da soldi, un generatore automatico di one-liner e scene di culto da infarcire di facce da cinema – fate prima ad andare a leggervi il cast da voi, sappiate solo che tra un Mel Gibson e un Cuba Gooding Jr. spunta persino, a caso, Vanessa Hudgens – e intorno al quale costruire uno scheletro di trama che dia a Trejo la possibilità di ammazzare gente, conquistare gnocche spaziali (lo dice il film, non noi) e ringhiare in favore di camera.

Questa volta c’è di mezzo una testata nucleare puntata su Washington, e un mercenario (Demian Bichir) che ne controlla l’innesco. Machete viene ingaggiato dal Presidente per fermarlo, spedito dal suo contatto a San Antonio (Amber Heard, sconsigliata ai deboli di cuore) e mandato alla ventura oltre il confine messicano in cerca di risposte e teste da mozzare. Quel che succede da lì in avanti è da vedere per crederci; vi basti sapere che, tra tempi morti, citazionismo e spiegoni didascalici a uso dei più distratti, si passa dai tunnel tra Messico e Usa a un laboratorio segreto, per finire, come già ci aveva promesso Machete, direttamente nello spazio. Il problema (o forse no, dipende da voi) di questo delirio è che è molto più anarchico e disorganizzato persino del primo capitolo, ed è evidente che l’attenzione di Rodriguez era puntata più sulle gag e le citazioni (a sorpresa il film più saccheggiato è Star Wars) che sul raccontare una storia – o sul fare un film, se preferite.

Insomma, oggi come oggi Machete è un franchise così: costruito intorno a un personaggio carismatico, senza alcun interesse per le normali regole della narrativa d’azione, virato nettamente sul versante parodistico. Qualcuno apprezzerà lo stesso e riderà a crepapelle a ogni «Machete non twitta/nessuno conosce Machete», altri rimpiangeranno i tempi in cui Rodriguez sapeva prendersi sul serio, o quantomeno prendere sul serio i propri personaggi. Scegliete voi con quale squadra schierarvi.

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