Sono Tornato - Photo by Federico Basile

Cosa succederebbe se Benito Mussolini tornasse in vita ai giorni nostri? Tra cinema, libri e fumetti, uno spunto del genere non è certo una novità, e infatti una delle prime precisazioni fatte dal regista Luca Miniero durante la presentazione a Lucca Comics & Games 2017 è che Sono tornato, così come il suo Benvenuti al Sud, è in realtà un remake. L’opera a cui si ispira è il film tedesco Lui è tornato, diretto nel 2015 da David Wnendt (e a sua volta tratto da un libro) in cui ovviamente era Adolf Hitler a tornare sulla Terra settant’anni dopo la sua presunta morte.

L’originalità o piuttosto la riflessione ulteriore che Sono tornato vuole proporre non risiede tanto nella trama, quanto nel come la vicenda verrà raccontata. Da una parte infatti il film utilizza la classica narrazione “scripted”, ovvero secondo copione, che segue Mussolini (interpretato da Massimo Popolizio) mentre viaggia per l’Italia in compagnia di un giornalista fallito (Frank Matano) convinto che si tratti solo di un grande attore comico. Ad alternarsi alla storia principale ci saranno poi alcuni intermezzi più documentaristici in cui a parlare saranno gli italiani stessi, intervistati dal regista e dalla sua troupe in ogni angolo della penisola.

«Si parla sempre della figura del dittatore, invece io volevo parlare degli italiani», ha spiegato Miniero. «Il film vuole raccontare il nostro rapporto con i temi del populismo e della dittatura, le reazioni della gente nel ritrovarsi davanti il Duce e le varie posizioni politiche che abbiamo incontrato, che vanno da coloro che ne auspicano il ritorno a quelli che lo hanno insultato per strada». Un binomio che si comprende già dalle prime immagini mostrate durante il panel a Lucca: accanto a scene in cui vediamo Mussolini alle prese con i talk show, le e-mail e il mondo dei social, il trailer pone anche un momento più forte con un’anziana signora che si scaglia contro la vigliaccheria del fascismo (il regista ha rivelato poi che si trattava di un’attrice che ha avuto dei familiari tra le vittime di Auschwitz).

Secondo Luca Miniero, Sono tornato non si pone quindi il problema dell’ideologia: l’unico obiettivo è quello di rispecchiare la molteplicità di punti di vista degli italiani. Alla domanda su quanto sia effettivamente preparato il Paese ad affrontare la tematica del fascismo, il regista non risponde con ottimismo: «L’Italia è un Paese non attento a queste problematiche. Le uniche cose che riescono a smuoverci sono al massimo i social, la pubblicità. Il sentimento prevalente è invece quello dell’antipolitica, il dramma di non sentirsi rappresentati. E anche la percezione di Mussolini è quella di uno che al massimo ha sbagliato con le leggi razziali, ma poi ha fatto anche tante cose buone. La maggior parte della gente non ha la consapevolezza della complessità della dittatura». Proprio i social e in generale i media diventano necessariamente un aspetto importante della storia di Sono tornato, al punto che nel finale non sarà ben chiaro quanto il fenomeno del presunto attore che si finge Mussolini monopolizzi i media, o al contrario quanto siano proprio la pubblicità e la tv a costruire questo mito.

Come sarà accolta un’opera simile dal pubblico italiano? Ancora una volta, Miniero non è positivo: «Non mi illudo di ricevere reazioni spropositate. Oggi il problema del fascismo non viene più percepito come reale, ma forse nel frattempo ne sono nati di analoghi. Laddove Mussolini fu un genio nel capire il potere della comunicazione di massa, oggi noi siamo preda di un altro sistema di potere che sono i social, in cui regna però l’assenza della comunicazione di massa. Anche per questo, mi auguro che il film generi una discussione».

Sono tornato, prodotto e distribuito da Vision, arriverà al cinema il 1 febbraio 2018.

[Photo by Federico Basile]

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