Nel corso della sua carriera, M. Night Shyamalan ha regalato al pubblico alcuni dei migliori thriller soprannaturali di sempre, caratterizzati da colpi di scena destinati a rimanere impressi per lunghissimo tempo nell’immaginario collettivo. Nella sua filmografia vi è tuttavia un’opera che avrebbe meritato un riconoscimento ben maggiore. Stiamo parlando di Lady in the Water, controverso fantasy del 2006 che, nelle ultime ore, è stato definito dal regista come il suo film più sottovalutato.
In una nuova intervista concessa a TheWrap in occasione della retrospettiva dedicata alla sua filmografia, Shyamalan ha svelato di considerare Lady in the Water l’opera che più di tutte rappresenta la fusione tra le sue due anime cinematografiche: quella legata alle storie familiari e quella del thriller. Il filmmaker ha inoltre descritto il film come qualcosa caratterizzato da “stravaganti cuore e colori“, sottolineandone l’originalità e la forte componente emotiva.
La scelta potrebbe cogliere di sorpresa coloro che ricordano l’accoglienza riservata alla pellicola al momento dell’uscita. Nel 2006 Shyamalan arrivava infatti da una sequenza di successi difficili da replicare, e dopo Il sesto senso, Unbreakable e Signs, Lady in the Water venne accolto dalla critica come un brusco passo indietro, e anche il pubblico non premiò particolarmente l’operazione. Realizzato con un budget stimato tra i 70 e i 75 milioni di dollari, Lady in the Water raccolse appena 72 milioni di dollari in tutto il mondo. Un risultato che, considerando i costi di produzione e distribuzione, contribuì a trasformare quello che avrebbe dovuto essere un ambizioso progetto fantasy in uno dei titoli più problematici della filmografia di Shyamalan.
Ambientato all’interno di un complesso residenziale di Philadelphia, il film racconta l’incontro tra Cleveland Heep, interpretato da Paul Giamatti, e Story, una misteriosa creatura acquatica interpretata da Bryce Dallas Howard. Quella che inizialmente sembra una presenza inspiegabile all’interno della piscina del condominio si trasforma progressivamente in una vera e propria fiaba moderna, nella quale gli abitanti del palazzo scoprono di avere un preciso ruolo da svolgere.
Con Lady in the Water, Shyamalan ha quindi rinunciato alla formula del thriller soprannaturale affinata grazie a film come Il sesto senso e Signs, scegliendo invece di raccontare una storia apertamente fantastica, quasi una favola raccontata attorno a un fuoco. Al centro non c’è infatti il solo mistero legato a Story, ma il potere stesso delle storie tramandate. La pellicola parla infatti di comunità, destino, creatività e della possibilità che persone apparentemente ordinarie possano avere un’importanza decisiva all’interno di qualcosa di molto più grande di loro.
Anche per questo, negli ultimi anni Lady in the Water ha iniziato a beneficiare di una rilettura più benevola. A vent’anni dall’uscita, diversi approfondimenti hanno sottolineato quanto il film fosse profondamente personale e quanto la sua natura fiabesca lo rendesse un oggetto piuttosto anomalo nella Hollywood dell’epoca. Spogliato del clamore che ne ha accompagnato il tonfo alla sua uscita nel 2006, Lady in the Water appare oggi come un film strano, imperfetto, profondamente sincero e soprattutto molto più personale di quanto la reputazione del suo celeberrimo regista lasciasse intendere.
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Foto: Dia Dipasupil / Getty Images / Warner Bros. Pictures
Fonte: The Wrap
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