Pochi anni prima di The Boys, debuttava sul piccolo schermo una serie altrettanto scorretta e anch’essa basata su una run a fumetti firmata dal fumettista britannico Garth Ennis. Stiamo parlando di Preacher, show targato AMC che nel 2016 si è guadagnato l’attenzione – tutt’altro che edificante – di molte associazioni religiose.
Ideata da Seth Rogen, Evan Goldberg, e da Sam Catlin, uno degli scrittori di Breaking Bad, la serie è andata avanti per quattro stagioni portando in scena uno storia dai risvolti oscuri, in molti casi anche scorretti, e tuttavia divertente e decisamente fuori dagli schermi e diverso da qualunque altra serie vista in precedenza.
Preacher racconta la storia di Jesse Custer (Dominic Cooper), un ex criminale che diventa predicatore per mantenere una promessa fatta al padre. Ma nonostante il suo intento pio, Jesse fatica a essere un vero e proprio bravo ragazzo. Tutto cambia quando diventa improvvisamente il veicolo di una forza ultraterrena chiamata Genesis, un’entità nata dall’unione proibita di un angelo e un demone. Questo bizzarro e inquietante dono conferisce a Jesse il potere letterale della Parola di Dio, consentendogli di imporre la propria volontà come e quando desidera.
Tormentato da un passato violento e da una crisi di fede, Jesse intraprende una missione attraverso gli USA per trovare Dio, scomparso dalla circolazione, e chiedergli conto delle sue azioni. Accanto a lui trovano posto la sua ex fidanzata senza fronzoli Tulip O’Hare (Ruth Negga) e il compagno vampiro con un debole per l’alcol Cassidy (Joseph Gilgun), che aggiungono una non trascurabile dose di caos, fascino e carneficina in ogni episodio.
Ciò che rende Preacher così avvincente non è solo la sua posta in gioco apocalittica, ma il suo gioioso disprezzo per i confini stabiliti fino a quel momento. Lo show spazia tra i generi, dalla commedia itinerante al thriller soprannaturale alla satira religiosa, senza mai perdere il ritmo. Visivamente creativo e timbricamente imprevedibile, Preacher è riuscita a ritagliarsi uno spazio che sembra del tutto unico nell’affollato panorama della Tv fantasy. Del resto, quante serie possono vantare sono sparatorie, dibattiti teologici, umorismo scorrettissimo, e persino un intero arco narrativo che coinvolge Hitler e il Santo Patrono degli Assassini? Non è infatti un caso che, una volta approdata in Tv, Preacher sia stata additata da più parti di essere fortemente offensiva della morale religiosa, arrivando anche ad essere definita come la “produzione più blasfema mai realizzata”.
Nel corso di quattro stagioni, Preacher ha ampliato la sua portata narrativa senza perdere il suo focus originario e, se la prima stagione ha lentamente immerso gli spettatori nella sua contorta teologia, nel corso della quarta arriva a destreggiarsi tra molteplici linee temporali di stampo apocalittico, cospirazioni celesti e dilemmi filosofici sul libero arbitrio e sulla giustizia divina. Dulcis in fundo, Preacher ha inoltre regalato ai fan un finale degno che ha mantenuto le ambiziose e dissacranti promesse della serie.
Insomma, se siete in cerca di una serie Tv fuori dagli schemi, audace, e dai contenuti tanto maturi quanto imprevedibili, Preacher promette di fare decisamente al caso vostro. Anche a un decennio dal suo debutto sul piccolo schermo.
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