Il 23 gennaio è uscito al cinema The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese che vede come protagonista Leonardo Di Caprio e il suo successo è davvero internazionale e inarrestabile! Il film ha incassato più di 300 milioni di dollari al box office mondiale (per la precisione 305,10 milioni) diventando il maggior incasso di sempre per un film di Martin Scorsese. Ma nonostante il grande successo al box office il film non ha davvero convinto tutti: qui da noi in Italia Massimo Gramellini, giornalista e scrittore italiano, su Vanity Fair ha stroncato il film e il suo giudizio è alquanto scortese. Il giornalista ha dichiarato: «A metà del “Lupo di Wall Street” ho staccato gli occhi dallo schermo e li ho puntati sui miei vicini di posto. Avevano facce inzuppate nausea. Le facce di chi, tornato a casa, non riuscirà a fare sesso per una settimana. Il problema non sono le orge, i comportamenti da gangster degli operatori di Borsa e la riduzione della vita a un circuito vizioso di droga per fare soldi e di soldi per comprare droga. Il problema è lo sguardo del regista. Falsamente oggettivo».
C’è chi però non ci sta proprio a vedere il film di Scorsese trattato in questo modo. Infatti Marco Giusti, critico cinematografico e autore televisivo, non accetta il dibattito morale sul film e su Dagospia risponde al collega: «L’idea, poi, che il tuo vicino di poltrona, al cinema, resti talmente traumatizzato da quello che vede da rischiare “di non fare sesso per una settimana” è una di quelle cose che non sentivo da anni. Ma, sesso o non sesso a parte, quello che proprio non posso accettare, di fronte a questo capolavoro di puro, grandissimo cinema, è che qualcuno mi parli di “catarsi”, di mancanza di “afflato di umanità”».
Gramellini ha poi aggiunto: «Se tu racconti la vita di un bastardo nevrotico attraverso la sua autobiografia e il volto intenso del formidabile DiCaprio, stai già facendo una scelta di parte. Inviti il pubblico a empatizzare con il protagonista, anche perché il male seduce più del bene, oltre a essere un espediente narrativo più facile». Ma anche qui Giusti ha voluto direi la sua: «Come se l’amoralità o, meglio, la mancanza di posizione morale “scritta” di Scorsese e del suo sceneggiatore Terence Winter non fosse invece una grande forza del film. Lo spingerci verso una dimensione di puro, grande cinema di violenza e follia inseguendo proprio la storia di un degenerato, di un drogato che ci ha portato dove stiamo oggi. Siamo noi, più o meno giornalisti degenerati dalla pratica politica di dover etichettare chiunque e prendere posizione morale su tutto a non capire più che il cinema è racconto e violenza. E rispetta le sue ragioni morali, di pura scrittura cinematografica».
E voi da che parte state?
Fonte: Dagospia
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