«Non prendo lezioni e voti da Gabriele Salvatores». Così oggi Mario Martone (nella foto), che al Festival di Venezia ha presentato Noi credevamo, risponde duramente ai pesanti giudizi sul cinema italiano alla Mostra, espressi dal giurato Gabriele Salvatores. Salvatores, infatti, aveva dichiarato: «I nostri film non sono stati capaci di emozionare la giuria. Il problema è anche di scrittura cinematografica. Ci sono film che sono capiti in Italia ma non riescono a varcare il confine come riuscivano a fare, invece, le opere del neorealismo». A proposito del film di Saverio Costanzo, La solitudine dei numeri primi, Salvatores aveva dichiarato che «lo stile, il montaggio, hanno confuso le idee della giuria. Il film di Martone è una bella rilettura della storia ma per chi non conosce il nostro Risogimento è difficile»; solo La passione di Carlo Mazzacurati era entrata nella considerazione del presidente della giuria, Quentin Tarantino. Ha aggiunto poi Salvatores: «Il modo di raccontare l’Italia dei registi che ci hanno preceduto era universale, c’era un’invenzione di stile e altre cose che la giuria ha molto cercato. Nessuno ha detto che non ce ne frega niente dei film italiani, è che c’era un dislivello con gli altri». Martone, nella sua replica ha poi continuato: «Salvatores ha ritenuto di poter pestare i colleghi: me, Celestini, Costanzo e Mazzacurati. E il cinema italiano tutto. Mi spiego i suoi modi così aggressivi con il senso di colpa: quella che prova un giurato di peso per non essere riuscito a ottenere nulla per il nostro cinema: non prendo lezioni e voti da Gabriele Salvatores. Niente premi? Pazienza, ma che ragione c’è per umiliare?».

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