Con l’arrivo oggi nelle sale italiane di Masters of the Universe, distribuito da Eagle Pictures, il leggendario franchise nato dai giocattoli Mattel degli anni ’80 torna sul grande schermo in una nuova versione live-action diretta da Travis Knight, già regista di Kubo e la spada magica e Bumblebee. Un progetto che punta a riaccendere l’immaginario di Eternia per una nuova generazione, senza dimenticare il pubblico cresciuto con He-Man, la Spada del Potere, Skeletor e quell’universo coloratissimo, muscolare e stravagante che ha segnato l’infanzia di milioni di spettatori.
Al centro del film c’è Nicholas Galitzine nei panni del principe Adam/He-Man, affiancato da Camila Mendes nel ruolo di Teela, Idris Elba in quello di Duncan/Man-At-Arms e Jared Leto come Skeletor. La storia riparte da una separazione durata quindici anni: la Spada del Potere conduce Adam di nuovo su Eternia, dove il giovane scopre un mondo devastato dal dominio del suo nemico più temibile. Per salvare la sua famiglia e il suo regno, dovrà riunirsi ai suoi alleati e accettare finalmente il proprio destino: diventare He-Man, l’uomo più potente dell’universo.
In occasione dell’uscita del film, abbiamo incontrato il regista Travis Knight e i due protagonisti, Nicholas Galitzine e Camila Mendes, per parlare del ritorno di Eternia, del significato contemporaneo dell’eroismo, della vulnerabilità nascosta dietro la forza e del modo in cui un universo così folle e iconico può trovare oggi un nuovo cuore emotivo.
Intervista a Nicholas Galitzine e Camila Mendes
Nicholas, molti spettatori ti conoscono per ruoli romantici o più intimi. Che cosa ti ha entusiasmato di più nell’affrontare un ruolo fantasy d’azione così fisico e iconico?
Nicholas Galitzine: In molti sensi è più intimo di qualsiasi altra cosa io abbia portato sullo schermo prima. Non solo per me, ma per chiunque abbia dovuto lavorare con me ogni giorno. Abbiamo avuto un rapporto molto intimo. A parte questo, è stato davvero divertente. Come ruolo, mi ha permesso di fare commedia, dramma, azione, di cambiare ogni giorno e di lavorare con un cast e una troupe incredibili. Mi sono divertito tantissimo a realizzare questo film.
Camila Mendes: Voleva solo interpretare di nuovo un principe.
Nicholas Galitzine: Mi sono detto: sai che c’è? Non ho interpretato abbastanza principi. Uno in più? Lo prendo.
Camila, Teela è una guerriera, ma è anche una persona con una grande armatura emotiva. Come hai lavorato sull’equilibrio tra la sua durezza e la sua vulnerabilità nascosta?
Camila Mendes: Cercavo sempre delle occasioni per far emergere il suo lato vulnerabile. Credo che lo si veda molto con Adam: lui riesce a tirare fuori quella parte di lei nei momenti in cui entrano davvero in connessione. E ci sono anche alcuni momenti con suo padre, soprattutto quando lei inizia a vederlo provare di nuovo a vivere. Questo le dà un po’ di speranza. E si intravede quella bambina piena di speranza dentro di lei, che vuole solo riavere indietro suo padre.
Nicholas, hai descritto Masters of the Universe come una storia di accettazione di sé e di consapevolezza del fatto che il potere viene da dentro. Quando hai capito davvero chi fosse la tua versione di Adam?
Nicholas Galitzine: A dire la verità, può sembrare un po’ arrogante, ma ricordo che quando ho letto la sceneggiatura è successa una cosa molto rara. Di solito devi lavorare molto su un personaggio, cercare riferimenti, costruirlo piano piano. In questo caso, invece, leggendo il copione per la prima volta, ho pensato: “Lo so. So come interpretare questo ragazzo”. Perché mi sentivo vicino a lui sotto molti aspetti.
Camila Mendes: Eri tu quel ragazzo?
Nicholas Galitzine: Sì, cioè, mi ci sono riconosciuto in tanti modi.
Camila Mendes: Lo vedo. E non credo sia arrogante.
Nicholas Galitzine: Non volevo che sembrasse come se stessi dicendo «Io sono He-Man».
Camila Mendes: No, ma capisco cosa intendi.
Nicholas Galitzine: Ovviamente poi il personaggio cresce nel tempo, aggiungi sfumature, ma sapevo che, se mi fosse stata data l’opportunità, avrei potuto portarlo in vita in un modo unico.

Camila, Teela vive in un mondo molto maschile e deve adattarsi a esso. È stato interessante interpretare qualcuno che ha assorbito quella durezza, ma conserva comunque una profonda empatia?
Camila Mendes: È interessante, perché per me Teela è quasi l’opposto. Non credo che si stia davvero adattando a un mondo maschile: è cresciuta in quel mondo. È tutto ciò che conosce. Penso invece che sia Adam a portare su Eternia valori più “terrestri”, ed è qualcosa di molto estraneo per lei. Semmai, Teela impara molto da Adam e dalla sua empatia.
Adam torna nella vita di Teela con una leggerezza e un senso dell’umorismo che lei potrebbe aver perso nel corso degli anni. Come descrivereste la loro dinamica in questa versione della storia?
Camila Mendes: Sono come migliori amici d’infanzia, persone che condividono una familiarità profonda. Credo che tutti possiamo riconoscere quella sensazione: ci sono persone nella tua vita che puoi non vedere per anni, ma appena le incontri di nuovo ti sembra di essere tornato all’infanzia, o a casa, o comunque in un tempo più semplice. Alcune persone riescono a riportarti lì. Non serve nemmeno dire molto: è una sensazione condivisa.
NG: Lui la sta scalfendo poco a poco.
CM: Sì, lentamente. Come un’onda contro il bordo di una scogliera.
NG: Io sono il bordo della scogliera?
CM: Tu sei il bordo della scogliera. Forte, fiero.
NG: E io sono l’onda, implacabile.
CM: Che mi consuma.
NG: Che ti consuma.

Intervista a Travis Knight
Hai detto che Masters of the Universe è un progetto da sogno per te, perché sei cresciuto con i giocattoli, i cartoni e i fumetti, e finalmente hai visto Eternia ricreata in live-action. Qual è stato il primo momento in cui hai pensato: “Adesso è reale”?
Travis Knight: È stata un’esperienza incredibile dall’inizio alla fine. Ancora prima di costruire i set, i veicoli straordinari e tutti gli oggetti di scena, all’inizio del processo abbiamo fatto una giornata di camera test in cui tutti gli attori sono arrivati nei loro costumi completi. Per me è stato uno dei momenti di svolta più importanti: vedere davvero quei personaggi, quei giocattoli con cui giocavo, quei personaggi che amavo e che hanno vissuto nella mia immaginazione per quarant’anni, diventare reali, respirare, muoversi, indossare quei costumi meravigliosi.
He-Man sembrava He-Man, Teela sembrava Teela, Man-At-Arms sembrava Man-At-Arms, Skeletor sembrava Skeletor. È stato fantastico. È stato uno dei primi momenti in cui mi sono detto: «Devo darmi un pizzicotto». Vederli vivi, in movimento, come giocattoli diventati reali, è stato incredibile.
Questo è un universo colorato, eccentrico e a tratti meravigliosamente strano. Come hai trovato il giusto equilibrio tra l’abbracciare la stranezza di Masters of the Universe e renderlo emotivamente credibile per il pubblico contemporaneo?
Travis Knight: È sicuramente un equilibrio difficile da mantenere. Ripenso alla mia infanzia e al primo impatto che ho avuto con Masters of the Universe: il modo in cui descrivi Eternia è esattamente quello che provavo anche io. Era davvero un luogo folle, sopra le righe, bizzarro, ricco, colorato, vibrante e strano. Ed era qualcosa che per me era importante abbracciare, non evitare. È una delle cose che rende questo universo unico e riconoscibile.
Volevamo divertirci con tutto questo ed esplorare davvero questo mondo fuori dall’ordinario. Allo stesso tempo, non vuoi cadere nella parodia. Non vuoi prendere in giro queste cose. Vuoi abbracciarle. Per me è stato abbastanza naturale, perché amo sinceramente questo mondo e questi personaggi. Poi, però, devi ancorare tutto a qualcosa, e per me questo qualcosa è il cuore emotivo del film: ciò che stai cercando di dire, il grande cuore pulsante al centro della storia. Se riuscivamo a far funzionare quello, allora potevamo divertirci con l’azione folle, il dramma, la commedia e tutto il resto. Finché il centro reggeva, saremmo stati in buone mani. È stato l’aspetto su cui ci siamo concentrati di più. E quando quello funziona, il film funziona.
He-Man è sempre stato associato alla forza e al potere, ma questa versione sembra molto interessata anche all’empatia, alla vulnerabilità e all’accettazione di sé. Come hai voluto ridefinire oggi il significato di “avere il potere”?
Travis Knight: Potere, mascolinità, forza: sono elementi che vivono al centro di questo universo fin dall’inizio. E sono anche temi incredibilmente rilevanti per l’epoca in cui viviamo. Che cosa rende un uomo? Che cosa rende un eroe? Sono domande che continuiamo a porci.
Adam e He-Man sono unici da questo punto di vista: lui ha l’aspetto di un eroe d’azione, è l’uomo più potente dell’universo, ha i muscoli, ha la forza. Ma Adam e He-Man sono anche una dualità: Adam rappresenta l’empatia, He-Man rappresenta la forza, e la storia riguarda il modo in cui queste due cose possono combinarsi in maniera armoniosa.
Una delle cose che amo di He-Man è che è gentile. Non è solo un uomo che tira pugni e agita una spada: cerca un terreno comune, è empatico, può essere vulnerabile, parla di amicizia. Sono cose che non assoceresti immediatamente a un uomo enorme e muscoloso. Eppure è proprio questo che lo ha sempre reso speciale, negli anni ’80 come oggi.

Il tuo background nell’animazione, da Kubo e la spada magica a Bumblebee, ha influenzato il modo in cui hai costruito Eternia e le sequenze d’azione del film?
Travis Knight: Il mio background nell’animazione influenza essenzialmente tutto ciò che faccio. Sono un animatore, quindi guardo il mondo con gli occhi di un animatore. Il linguaggio visivo, il design, le forme, i colori, le silhouette: sono tutte cose a cui penso costantemente.
Come regista, la cosa su cui mi concentro più di ogni altra è il cuore emotivo, perché per me è fondamentale che funzioni. Ma naturalmente, da animatore, poter portare in vita Eternia è stato un sogno: è un mondo così ricco, folle e bellissimo. Questo ha influenzato ogni cosa che ho fatto.
Nel lavoro in stop-motion devi storyboardare praticamente tutto, e ho affrontato molte sequenze d’azione e molte sequenze con effetti visivi di questo film esattamente come avrei fatto se si fosse trattato di stop-motion. Le abbiamo storyboardate proprio come si fa nei film d’animazione. In un certo senso, quindi, il film è una sorta di ibridazione di tecniche: è un live-action, ma contiene molta animazione, e l’approccio con cui abbiamo portato in vita questo mondo è completamente influenzato dal mio passato da animatore.
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