Del cinema di Quentin Tarantino si è detto ormai praticamente tutto. Oggi non vogliamo farne l’ennesima lezione, bensì celebrarne uno degli elementi fondamentali: la violenza. Mai gratuita, spesso volutamente eccessiva, grafica, farsesca. O, più semplicemente, splatter. Non a un livello che distoglie lo sguardo, ma che fa scattare una risata, inquieta, improvvisa.

Ecco, forse nessuno come Quentin è in grado di scatenare una vasta gamma di emozioni attraverso mutilazioni, torture, o sparatorie in cui il sangue tinge di rosso persino la polvere da sparo. Il tutto ben inserito all’interno della poetica del regista, traboccante di citazioni, riferimenti alla cultura di massa e figlia di una conoscenza dell’universo cinematografico che ha pochi eguali.

Qualche esempio? Basta partire dall’inizio…

Le Iene – Primo film di Tarantino, e che esordio. Il momento più scioccante? La sequenza “dell’orecchio”, in cui Michael Madsen – alias Mr. Blonde – tortura un poliziotto fatto prigioniero nel magazzino che fa da location principale del film. L’interpretazione affascinante e al tempo stesso inquietante dell’attore e l’uso indimenticabile del classico di Steeler Wheel “Stuck in the Middle with You”, rendono magnetica una scena che in mano ad altri avrebbe potuto benissimo far chiudere gli occhi.

Pulp Fiction – Una bella beffa essere uccisi per errore. Il povero Marvin ne sa qualcosa: un colpo partito per sbaglio dalla pistola di John Travolta e via, testa saltata e sangue e pezzi di cervello per tutta la macchina. Fortuna che poi ci pensa il signor Wolf… Violenza e ironia, spesso a braccetto nei film di Tarantino.

Kill Bill – La vendetta della “Sposa” Uma Thurman raggiunge parecchi livelli di violenza. Nei due film della saga, però, è difficile trovare di meglio della scontro tra la protagonista e i Crazy 88, ossia la banda di sicari di O-Ren Ishii (Lucy Liu). Non serve dire molto altro, basta godersi lo spettacolo.

A prova di morte – Kurt Russell nei panni di stuntman Mike è una delizia di carisma e follia. Un killer che ama uccidere le sue vittime – tutte belle ragazze – in incidenti automobilistici violentissimi, dove sangue e lamiere si mescolano per dare vita a un quadro macabro. Nella prima parte del film si diverte, poi incontra Rosario Dawson e amiche, e la musica cambia (disponibile su Infinity).

Bastardi senza gloria – La fine del nazismo secondo Tarantino: fosse andata davvero così, il mondo forse sarebbe un posto migliore, ma questa è un’altra storia. Qui ricordiamo la scena della sparatoria nello scantinato, con Michael Fassbender protagonista: la tensione è costruita attraverso un banale gioco di carte, poi l’attore si tradisce e volano proiettili… (disponibile su Infinity)

Django Unchained – Il grande amore di Tarantino, il western. È uno dei suoi film più politicamente impegnati, in questo caso nella denuncia al razzismo e alla schiavitù. Le scene indimenticabili scorrono una dietro l’altra, ma in termini di violenza esagerata, il film accelera subito dopo la morte di Calvin Candy: una sparatoria epica, con corpi scaraventati via dai proiettili e il sangue che tinge di rosso le pareti della maison dello schiavista di DiCaprio.

The Hateful Eight – Ancora western per l’ottavo film del regista. Dialoghi fiume interpretati da fuoriclasse in un’opera dal profondo impianto teatrale, costruita come un giallo di Agatha Christie in cui Samuel L. Jackson è il “detective”. Prima parte di studio e di conoscenza dei personaggi, poi cominciano ad accadere eventi in serie. Ed è un’escalation di violenza.

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