Dopo aver interpretato per quattro anni uno dei protagonisti della serie tv Teen Wolf, in onda in Italia su MTV, il ventitreenne Dylan O’Brien potrebbe finalmente aver trovato il film che lo trasformerà in una star globale (e non solo tra le teenager che gli hanno finora dedicato decine di fan club e siti internet): Maze Runner – Il labirinto, basato su una saga di romanzi young adult, che racconta di un gruppo di ragazzi intrappolati in un labirinto pericoloso e misterioso. Siamo dalle parti di Lost e Hunger Games (ma viene in mente anche Cube – Il Cubo, film canadese del 1997): anche qui il labirinto non è ciò che sembra e le ragioni per cui i protagonisti si trovano lì, sono altrettanto sconosciute. Dylan interpreta Thomas, uno degli ultimi arrivati, che all’inizio della storia si risveglia in un ascensore senza alcuna memoria del proprio passato, a cominciare dal nome. L’accoglienza in America è stata superiore alle aspettative: a fronte di 34 milioni di dollari di budget, il debutto alla regia di Wes Ball ha conquistato pubblico e critica, incassandone 32,5 nel primo weekend in Nord America e arrivando finora a più di 80 milioni di dollari in totale nel mondo. Il successo di Maze Runner ha convinto così la Fox a dare il via libera alle riprese del sequel, The Maze Runner – La fuga, di cui è già stata annunciata la data d’uscita: 18 settembre 2015. Ora che il primo capitolo è pronto ad arrivare in Italia (il 9 ottobre: qui la nostra recensione), abbiamo fatto una chiacchierata proprio con Dylan O’Brien.

La prima domanda sorge spontanea: sei bravo a correre?
«Non mi definirei esattamente bravo! (Ride). Corro in un modo strano, un po’ disarticolato, ma sono veloce e per qualche ragione l’insieme funziona, nel complesso».

So che, per prepararvi al ruolo, il regista vi ha fatto partecipare ad un campo di addestramento.
«Sì, ci hanno insegnato a fare alcune cose pratiche come accendere un fuoco o imparare a maneggiare un coltello. Ma ad un certo punto il cosiddetto campo d’addestramento consisteva semplicemente nel fare quello che volevamo senza avere alcuna supervisione. È stato fantastico e molto divertente. Non aveva nulla a che fare con l’imparare le regole di sopravvivenza o capire come vivere da solo nella foresta. La nostra guida era un ex marine che ci ha spiegato qualcosa, ma senza approfondire troppo: non avrebbe avuto senso, visto che i ragazzi di The Maze Runner non sono dei professionisti».

Avete girato il film in Lousiana, giusto?
«Sì, stiamo stati per otto settimane a Baton Rouge. Le prime cinque settimane abbiamo girato gli esterni. Giravamo dalle quindici alle sedici ore al giorno sul set, perciò eravamo sempre stanchissimi. Nulla poteva fermarmi perché ero davvero motivato: amo il film e la storia e quindi non mi importava se, alla fine, avrei finito per collassare! (ride). Inoltre, quando hai una scadenza, cioè sai che quello che stai facendo prima o poi avrà una fine, tutto diventa relativo: insomma, si trattava solo di un paio di mesi di lavoro. La mia vita non sarebbe stata per sempre così estenuante! La mia filosofia era: posso dormire quando ho finito».

Visti gli orari molto rigidi, avete avuto tempo anche per divertirvi?
«Ogni weekend il cast andava fuori, ma io ero libero solo la domenica perché il sabato decidevo di rintanarmi nella mia stanza e dormire per venti ore filate. Mi svegliavo il sabato, mangiavo qualcosa, tornavo in camera e mi rimettevo a dormire. Mi risvegliavo alle nove di sera, mangiavo una cosa e tornavo a dormire e così via. Per cui uscivo con gli altri un giorno a settimana».

Pensi di condividere qualcosa con Thomas e con Stiles, il protagonista di Teen Wolf?
«Thomas e Stiles rappresentano per certi versi due aspetti del mio carattere. Se proprio devo cercare un elemento in comune, allora penso che Stiles abbia qualcosa in più rispetto a me: si dimostra sempre molto sicuro di sé, parla davanti a molte persone e non gli importa. Io non potrei mai, sono timido, anche se so che non sembra. Credo che Thomas, al contrario, sia più introverso. Il suo primo istinto è quello di fare un passo indietro e di ascoltare, prima di esprimere la sua opinione. Ho interpretato entrambi e ci sono cose a cui mi sento più o meno vicino».

Hai già moltissime fan grazie al tuo ruolo in Teen Wolf e potresti averne molte di più ora che il film è nelle sale. Com’è il tuo rapporto con la notorietà?
«Limita un po’ le cose che posso fare nella mia vita, come per esempio andare a fare la spesa da solo! Non so se sono preparato a tutto questo, non saprei come parlare dell’argomento. Penso che sia meglio se non ci penso e cerco di restare nella mia vita normale a fare delle cose solo per me. Mi renderebbe pazzo non avere del tempo da dedicare a me stesso! Qualcuno mi ha già detto che è troppo tardi, ma francamente non lo capisco. Credo che ci possa essere sempre un equilibrio tra vita pubblica e privata, a cominciare dal rapporto con le fan: non devono perseguitarmi ovunque vado anche perché io sarò disponibile per incontrarle, senza problemi. Vorrei capissero che ho una vita. E penso che, in fondo, ne siano consapevoli».

Se tu fossi al posto di Thomas decideresti di restare intrappolato nel labirinto oppure opteresti per la fuga?
«Thomas è un po’ il guastafeste: lui arriva e, da un giorno all’altro, porta scompiglio nel gruppo fino a far saltare tutti gli equilibri! Finora questi ragazzi sono rimasti per tre anni chiusi lì dentro, perciò quando lui si intromette nelle loro dinamiche scoppia un putiferio. Non so se deciderei di restare o cercherei di andarmene. Anche optando per la prima ipotesi, non sarei di grande utilità: non cucino, non sono bravo a fare alcune cose pratiche. Alla fine probabilmente l’unica cosa che mi resterebbe da fare sarebbe correre».

 

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