Memories è un’antologia in tre episodi del 1995 ideata e supervisionata da Katsuhiro Otomo, che forse qualcuno ricorderà per essere il genio che ha creato Akira. A differenza del suo cugino più famoso, Memories è rimasto per anni un titolo di nicchia, difÏcile da reperire e mai distribuito troppo bene fuori dal Giappone: ora finalmente, dal 17 al 19 novembre, arriva al cinema in Italia in versione restaurata, occasione rara per scoprire o riscoprire un pezzo preziosissimo di animazione giapponese.
Il primo capitolo, Magnetic Rose, diretto da Kōji Morimoto con sceneggiatura del compianto Satoshi Kon (futuro regista di Perfect Blue e Paprika), è spesso considerato il vertice: quattro astronauti rispondono a un SOS nello spazio e scoprono un’astronave vuota che sembra costruita con i ricordi di un’opera lirica perduta. Stink Bomb, diretto da Tensai Okamura con script di Otomo, è un’oscura commedia sci-fi su un impiegato che si trasforma in una bomba biologica ambulante. E infine Cannon Fodder, diretto e scritto da Otomo stesso, parla di una città perennemente in guerra, in cui ogni aspetto della vita sociale, economica, culturale è dedicato a sparare colpi contro un nemico invisibile.
Memories mescola fantascienza, satira e visioni distopiche in tre episodi diversissimi ma accomunati da un unico filo rosso stilistico e narrativo: ogni episodio mostra un aspetto della poetica di Otomo e della scuola d’animazione giapponese degli anni Novanta, con la sua fascinazione per la tecnologia, il sospetto verso il progresso, la capacità di alternare ironia e tragedia nello stesso respiro. Rivedere oggi questo film sul grande schermo significa confrontarsi con immagini che hanno ispirato generazioni di artisti e registi, ma anche riscoprire la libertà formale di un’epoca in cui l’animazione non aveva paura di mollare gli ormeggi e sperimentare.
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