Ormai il binomio minaccia interplanetaria Vs. Chris Hemsworth è un qualcosa a cui ci siamo piuttosto abituati. Praticamente da 8 anni lo vediamo combattere mostruosità assortite provenienti da universi lontani nei panni di Thor. E se esiste un punto comune tra il supereroe della Marvel e l’universo sci- dei Men in Black sono proprio gli extraterrestri.
In Men in Black International, lo spin-off del franchise che ci ha tenuto compagnia con ben 3 lm, in cui era protagonista la coppia formata da Will Smith e Tommy Lee Jones, ritroveremo Hemsworth nel ruolo dell’Agente H. L’affascinante attore australiano, per la prima volta nella serie, non solo avrà come compagno di squadra una donna – l’Agente M interpretato da Thessa Thompson –, ma porterà la guerra alla feccia aliena anche nel Vecchio continente, tentando di fermare un complotto che gli extraterrestri stanno architettando con l’aiuto di una talpa infiltratasi nell’organizzazione degli agenti speciali in completo nero.
Di seguito Hemsworth ci racconta come e perché International sarà diverso dai capitoli precedenti, il suo rapporto sul set con la Thompson e naturalmente la sua teoria sull’esistenza, o meno, di creature aliene nell’Universo.

Men in Black: International è un sequel o un remake?
«Non è un remake o una rivisitazione. È ambientato nell’universo di MIB, un mondo in cui i personaggi di Tommy Lee Jones e Will Smith esistono ancora e la cui storia, a un certo punto, intreccerà la nostra. Questa è una versione “internazionale” del film, ovvero legata alla sezione britannica dei MIB. quindi vedrete molte scene girate a Londra, oltre che a New York. Ma anche a Parigi, in Marocco e in Italia. In sostanza ci sarà molta più varietà geografica a caratterizzare l’avventura e secondo me è un aspetto molto interessante. Non abbiamo voluto ricalcare esattamente quello che era stato già fatto in precedenza».

Ti è piaciuto girare a Londra e nelle altre location che ci hai menzionato?
«È stato piuttosto divertente, lo ammetto. A Londra avevo già girato Rush nel ruolo del pilota James Hunt. Amo quella città, ci ho lavorato molto e per molti anni è stata una vera e propria seconda casa. E poi abbiamo girato in tanti altri posti diversi, e credo sia stato positivo sperimentare qualcosa di inusuale».
