Era dai tempi di 2012, il kolossal di Roland Emmerich sulla fine del mondo, che non assistevamo ad una catastrofe di proporzioni immani come quella raccontata in San Andreas, il disaster movie appena sbarcato nelle sale italiane (leggi la nostra recensione). Nel film, diretto da Brad Peyton (già dietro la macchina da presa di Viaggio nell’isola misteriosa, prima collaborazione tra lui e The Rock), si immagina che la California venga colpita da un terremoto di magnitudo 9, originato dalla faglia di Sant’Andrea. Protagonista della storia è Ray (The Rock), un pilota di elicotteri specializzato in ricerca e salvataggio. Insieme all’ ex moglie Emma (Carla Cugino) farà di tutto per mettere in salvo la loro unica figlia, la diciannovenne Blake (interpretata dalla lanciatissima Alexandra Daddario). Abbiamo avuto la possibilità di fare una chiacchierata con Dwayne Johnson, alias The Rock, a Londra, in occasione della premiere mondiale del film.
BM: Anche se hai preso parte a numerosi action (l’ultimo in ordine di tempo è stato Fast & Furious 7), San Andreas rappresenta una specie di debutto per te.
Dwayne Johnson: «Hai ragione, sono nuovo al genere catastrofico e questo era uno dei motivi per cui mi interessava partecipare al progetto. Non sono un tipo a cui piace riposare sugli allori. Voglio crescere, provare cose diverse, uscire dalla mia comfort zone. Riuscire a girare un film come questo ha rappresentato una grande sfida. Come puoi immaginare è difficile fare un disaster movie convincente, altrimenti non si spiegherebbe come mai solo alcuni titoli appartenenti al genere sono davvero buoni, mentre la maggior parte è da dimenticare».
BM: Film come San Andreas o Forza maggiore ci fanno chiedere se anche noi, in una situazione di pericolo, saremmo capaci di comportarci in maniera eroica.
DJ: «È una domanda interessante alla quale però non possiamo dare una risposta. Gli esseri umani possono fare tutto ciò che è in loro potere per prepararsi ad un imminente pericolo, ma dobbiamo ricordarci che abitiamo pur sempre su un pianeta governato da Madre Natura. E per quanto possiamo fare piani ed escogitare soluzioni per salvarci la pelle, basta un attimo per cambiare tutto. Ci piace pensare che reagiremmo in modo eroico, ma non si sa mai».
BM: Di fronte a una nuova sfida cosa prende il sopravvento? L’ansia o l’entusiasmo?
DJ: «Di sicuro sono una persona entusiasta e mi piace avere modo di prepararmi al meglio, specie quando si tratta di una situazione nuova. In questo modo, anche se il risultato finale non dovesse essere soddisfacente, posso confortarmi al pensiero di avercela messa tutta».
BM: San Andreas è ricco di scene d’azione. Ti piace fare i tuoi stunt, piuttosto che affidarti a delle controfigure?
DJ: «Quando mi viene data la possibilità sono contento di girare scene complesse o pericolose. E questo non perché io sia ossessionato dagli stunt o debba soddisfare un bisogno innato di adrenalina, ma piuttosto per i fan. So che gli spettatori apprezzeranno di più una scena se si renderanno conto che ci sono io sullo schermo (è il caso, ad esempio, dell’incredibile sequenza di apertura del film, in cui l’attore si cala da un elicottero per salvare una ragazza la cui auto è rimasta incastrata sull’orlo di un precipizio, ndr), piuttosto che una controfigura».
BM: Se tu dovessi elencare gli stunt più difficili che hai girato nella tua carriera, quali film rientrerebbero nella lista?
DJ: «Non lo dico perché ne stiamo parlando, ma San Andreas è senza dubbio la pellicola più eccitante a cui abbia partecipato. Prima di girarlo non avevo mai pilotato un elicottero, né tantomeno sapevo cosa significasse paracadutarsi da un aereo. Le sequenze d’azione sono state le più grandi sfide che abbia mai affrontato su un set. Poi, certo, è vero che con i film di Fast & Furious cerchiamo di inventare sempre nuove acrobazie per sorprendere il nostro pubblico».
BM: Sei molto attivo sui social, dove pubblichi anche foto dei tuoi allenamenti. I tuoi fan sono davvero ossessionati con la tua dieta e i tuoi training.
DJ: «Lo sono anche io!» (ride).
BM: Certo! Immagino che subiscano dei cambiamenti a seconda dei ruoli che interpreti.
DJ: «Per quanto riguarda gli allenamenti devo dire che sono piuttosto costante. È una cosa che amo molto e che fa parte di me, perciò non lo sento come un impegno. Abbiamo tutti delle vite super impegnate, ma io ho una soluzione: mi alzo prestissimo, intorno alle tre e mezza, quattro e mezza di notte e, mentre tutti dormono, me ne vado in palestra ad allenarmi. È un momento di quiete in cui ho la possibilità di dedicarmi completamente a me stesso, senza distrazioni. Quando parliamo di ruoli, invece, è soprattutto la mia dieta a cambiare. Io, per fortuna, lavoro con eccellenti allenatori che mi aiutano a modellare il mio fisico a seconda delle necessità».
BM: Ad esempio?
DJ: «Quando ho iniziato a prepararmi per San Andreas avevo appena finito di girare Hercules e, rispetto al semidio greco, il personaggio di Ray non doveva essere particolarmente grosso e muscoloso. Perciò ho lavorato diversamente e, soprattutto, ho avuto bisogno di una quantità di ferro minore (ride)!».
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