«Mi ha fatto dubitare di tutto»: questo dimenticato thriller su Netflix dimostra che nessuno sfugge al proprio passato
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«Mi ha fatto dubitare di tutto»: questo dimenticato thriller su Netflix dimostra che nessuno sfugge al proprio passato

Una donna senza passato, un corpo pieno di segreti e cinque stagioni cariche di tensione: il ritorno inatteso di una serie che non smette di sorprendere

«Mi ha fatto dubitare di tutto»: questo dimenticato thriller su Netflix dimostra che nessuno sfugge al proprio passato

Una donna senza passato, un corpo pieno di segreti e cinque stagioni cariche di tensione: il ritorno inatteso di una serie che non smette di sorprendere

Frame dalla serie tv thriller su Netflix Blindspot

Mentre i contenuti originali più recenti monopolizzano l’attenzione su Netflix, capita che alcuni titoli finiscano ingiustamente dimenticati. Eppure, in mezzo a migliaia di film e serie disponibili sulla piattaforma, ci sono produzioni del passato che riescono ancora oggi a sorprendere, intrattenere e creare dipendenza. È il caso di Blindspot, serie action-thriller andata in onda tra il 2015 e il 2020, tornata ora sotto i riflettori grazie alla sua riscoperta da parte degli spettatori.

A conquistare fin da subito è il suo inizio folgorante: nel cuore di Times Square, la polizia rinviene una donna nuda, completamente ricoperta di intricati tatuaggi e senza la minima memoria della propria identità. Ogni tatuaggio si rivela presto un indizio legato a crimini ancora da scoprire, e la donna – ribattezzata Jane Doe – diventa suo malgrado il centro di un’indagine dell’FBI. Ma quello che inizia come un caso enigmatico prende ben presto le tinte di una cospirazione su scala globale.

Interpretata con intensità da Jaimie Alexander (Thor), Jane è una figura enigmatica e tormentata, costretta a ricostruire la propria identità pezzo dopo pezzo, mentre il suo corpo si rivela una mappa vivente di segreti. A supportarla, e a volte a metterla in discussione, c’è l’agente Kurt Weller (Sullivan Stapleton), anch’egli coinvolto più di quanto immagina in un intrigo che affonda le radici nel passato.

Con cinque stagioni disponibili su Netflix e una narrazione ricca di colpi di scena, Blindspot è riuscita a ritagliarsi uno spazio solido nel panorama delle serie investigative a tinte psicologiche, pur senza il clamore mediatico di titoli più mainstream. Tra flashback, doppie identità e verità nascoste, la serie porta avanti una riflessione costante sul rapporto tra ciò che siamo e ciò che ricordiamo di essere. Il thriller assume spesso sfumature esistenziali, pur mantenendo un ritmo serrato e adrenalinico.

A dimostrazione della sua qualità, la seconda stagione ha ottenuto un clamoroso 100% su Rotten Tomatoes, un punteggio che poche serie possono vantare. I critici hanno lodato la capacità della serie di mantenere alta la tensione pur aggiungendo nuovi strati alla trama. Tim Surette di TV.com ha sottolineato la coerenza con cui Blindspotriesce a far progredire la narrazione in modo significativo”, mentre Amber Dowling di The Wrap ha parlato di “scelte narrative audaci, capaci di premiare tanto i fan storici quanto i nuovi spettatori”.

Il recente ritorno di Blindspot sulla bocca di tutti è dovuto soprattutto alla sua diffusione virale su gruppi social come Netflix Bangers, dove nuovi spettatori raccontano di essere stati “agganciati” dopo pochi episodi. “Ho iniziato Blindspot e sono completamente catturato!”, scrive un utente, mentre altri rispondono con entusiasmo e nostalgia. Alcuni fan di lunga data avvertono persino i nuovi arrivati: “Hai ancora molta strada davanti, ma ne vale la pena”.

Naturalmente non mancano critiche: tra le osservazioni più frequenti, quella relativa alla gestione di alcuni personaggi secondari, come la figlia di Jane, Avery, che a un certo punto della trama sembra sparire nel nulla. Ma questi inciampi non intaccano l’efficacia complessiva di un prodotto che, a distanza di anni, conserva ancora una forza attrattiva notevole.

La forza di Blindspot sta nel suo equilibrio tra azione e mistero, nel continuo alternarsi di indagini sul campo e rivelazioni interiori, in cui la protagonista è costretta a fare i conti non solo con ciò che le è stato fatto, ma anche con le scelte compiute prima della perdita della memoria. La domanda centrale resta sospesa fino alla fine: e se il vero nemico non fosse là fuori, ma dentro di noi?

Se siete alla ricerca di un thriller ricco di tensione, identità frammentate e verità scomode, Blindspot è una serie che merita una seconda occasione. E forse anche una prima, per chi se l’era persa al suo debutto.

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