Mia Wasikowska: «Alice è molto cambiata»
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Mia Wasikowska: «Alice è molto cambiata»

L'attrice racconta a Best Movie i registi che le hanno insegnato di più, i cambiamenti tra i due film in cui ha interpretato Alice e le differenza nel lavorare con Tim Burton e James Bobin

Mia Wasikowska: «Alice è molto cambiata»

L'attrice racconta a Best Movie i registi che le hanno insegnato di più, i cambiamenti tra i due film in cui ha interpretato Alice e le differenza nel lavorare con Tim Burton e James Bobin

Una carriera impennatasi rapidamente, già un gran numero di collaborazioni con autori di serie A nel curriculum (Jim Jarmusch, Gus Van Sant, Tim Burton, David Cronenberg) e una relazione ormai consolidata con il divo più intellettuale di Hollywood, Jesse Eisenberg: Mia Wasikowska magari non avrà il volto da diva che buca lo schermo, ma con quella bellezza incerta e diafana, capace di piegarsi ugualmente bene alla farsa e al dramma, e con l’intelligenza brillante che si ritrova, è tra i volti più ambiti dai casting director americani. Mia è tuttavia il prototipo dell’antidiva e quando la incontri, alle volte, fai perfino fatica a decifrarne le parole, diluite con dolcezza quasi apatica; parole comunque intrise, alla radice, di disciplina e determinazione. In Alice attraverso lo specchio è di nuovo la protagonista spaesata e al contempo combattiva della favola creata da Lewis Carroll. «Sono qui per Alice, voglio parlare di Alice e del mondo femminile, delle lotte per conquistare certi diritti e dell’emancipazione», pare sottintendere.

Com’è cresciuta in questi anni Alice?
«È cresciuta con me. Quando ho girato il primo film, sei anni fa, non avevo idea di cosa fosse l’industria del cinema di Hollywood. Non avevo idea di come funzionasse il green screen, ad esempio, e non ero a mio agio, ero goffa. Questa volta è stato tutto diverso e anche Alice è diversa, è una ragazza che sa quello che vuole».

A Hollywood la questione dell’emancipazione femminile ha avuto un ruolo centrale in questi anni. Dove si pone Alice?
«I nostri film si rivolgono a un pubblico di giovani, di ragazze che si affacciano al mondo subito dopo l’infanzia. Quella di Alice è la figura di una ragazza forte, che fa quello che vuole: non è la damigella impaurita che aspetta il principe. Inoltre bisogna collocarla nel periodo storico della fiaba, quando la strada da fare per le donne era ben più ripida. E lei, in quel contesto, è comunque una tipa capace di badare a se stessa, che sa quello che vuole dalla vita e fa ciò che serve per ottenerlo. Non tutte, ancora oggi, sanno farlo».

Tutto sommato, tra i personaggi del film, il tuo è il più “posato”. Accanto a ruoli come quelli del Cappellaio Matto di Johnny Depp o del Tempo, interpretato da Sacha Baron Cohen, dev’essere quasi frustrante interpretare tanta normalità.
«Io non la vedo in questo modo. Ho cercato di avere una visione d’insieme. Facevo parte di un team e di un copione fantastico, mi sono goduta la corsa, divertendomi senza pensare a quanto altri personaggi potessero spaziare più di me. Anzi, è vero il contrario».

Cioè?
«Alice è circondata da elementi eccentrici e quindi deve assumersi il compito di essere il punto di riferimento, una con i piedi per terra, e questo mi ha dato spazio per raccontare la sua individualità, il suo senso dell’umorismo».

Se tu potessi viaggiare nel tempo e nello spazio dove andresti? E quando?
«Tornerei bambina. Un bebè molto piccolo, per un paio di giorni. Sarebbe bello avere di nuovo qualcuno che si prende cura di te, senza che tu abbia nessuna responsabilità. Qualcuno che ti nutre, ti coccola, ti porta in giro con il passeggino. Anzi, sarebbe bellissimo».

Leggi l’intervista completa su Best Movie di maggio, in edicola dal 27 aprile 

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