Londra, Pinewood Studios. Tuta e scarpe da ginnastica, arriva così Michael Fassbender nel bel mezzo di un’intensa giornata di riprese sul set di Assassin’s Creed, dove interpreta il protagonista Callum sia nel presente che, attraverso il suo antenato Aguilar, nella Spagna del 1491. Gentilissimo e rilassato, come sempre, è però evidente che alcune parti del suo cervello stanno elaborando altri dati. D’altronde è quello che dicono tutti quelli che hanno lavorato con lui, da Kate Winslet a James McAvoy: «Michael? Non si ferma mai, non so come faccia». Ed è davvero così, dato che, oltre a X-Men: Apocalisse, quest’anno lo aspettiamo in The Light Between Oceans, mélo galeotto con Alicia Vikander, nel thriller Trespass Against Us, e nel nuovo film di Terrence Malick, Weightless. Intanto ha finito le riprese di The Snowman, ritorno alla regia di Tomas Alfredson tratto dal bestseller scandinavo di Jo Nesbo, ed è già sul set di Alien: Covenant, seguito di Prometheus diretto ancora da Ridley Scott. Incredibile che sia riuscito a trovare un quarto d’ora per noi.
Mr. Fassbender, allora, come sta andando Assassin’s Creed?
«Molto bene, sia a Malta, dove abbiamo girato la maggior parte delle scene d’epoca e d’azione, che qui a Londra, dove sta filando tutto liscio. Siamo soddisfatti di quello che sta venendo fuori».
Come e quando è stato coinvolto nel progetto?
«Nel 2011 sono stato contattato dal team della Ubisoft: mi hanno chiesto se fossi interessato al progetto, e ho detto di sì. Già dall’inizio ho dato una consulenza sulla sceneggiatura, lavorando con loro sulla storia, sui personaggi e sulla credibilità scientifica del racconto. Poi mentre giravo Macbeth ho chiesto a Justin Kurzel e Marion Cotillard se erano interessati, entrambi hanno detto sì e lo stesso hanno fatto Ubisoft e New Regency. Sono contento, ho lavorato molto bene con Justin e credo che il suo stile sia perfetto per il film che abbiamo in mente».
Il fatto che si trattasse di Assassin’s Creed è stata la molla che l’ha convinta?
«A dire il vero no, lo conoscevo solo di nome, non sono un videogiocatore, non sapevo di cosa si trattasse. La storia mi ha intrigato, in particolare l’idea dei ricordi recuperati dal DNA e l’eterna lotta tra Assassini e Templari che decidono del destino del mondo. Il primo aspetto che mi ha appassionato personalmente è stato il fatto di inserire una base scientifica reale, legata ai più moderni studi a riguardo, era un aspetto molto importante per me. Sul contrasto tra le due sette, è stato importante non trovarsi di fronte a una situazione alla Star Wars, buoni da una parte e lato oscuro dall’altra. Templari e Assassini vivono entrambi in un’ipocrita zona grigia, tentando continuamente di avere il sopravvento gli uni sugli altri ai danni dell’umanità intera».
La ispirava anche l’idea di avere un po’ d’azione?
«Anche, ma ben bilanciata con tutto il resto. Non è un film facile, ha molti equilibri che devono essere rispettati, quindi la parte action deve integrarsi bene con l’evoluzione del racconto che a sua volta si divide tra il presente e la Spagna del 1491, con tutto quello che ne consegue anche a livello di calore dell’immagine e stile narrativo».
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Foto © Regency Enterprises/Ubisoft Motion Pictures/DMC Films
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