Sul set Milla Jovovich uccide zombie e lo fa con una costanza e una determinazione incredibili. Anche in Resident Evil: Retribution – che, conferma l’attrice, sarà l’ultimo capitolo della saga tratta dal famoso videogioco – Alice non fa altro che debellare spaventose creature, con tutti i mezzi: pistole, catene, calci sul muso.
Nella vita Milla Jovovich è una donna molto diversa. È una madre premurosa ed è una moglie adorabile (tanto che per tutto il tempo dell’intervista lei e il marito Paul W. S. Anderson, dall’altro capo della stanza, hanno comunicato con un fraseggio da adolescenti innamorati: «Amore mio?», «Dimmi tesoro…»).
La presenza di entrambi nella stessa stanza d’albergo, a Cancun, è conseguenza di un fatto noto. Se Milla è la protagonista di Resident Evil, Paul Anderson ne è l’ideatore e regista. Anzi, i due si sono conosciuti proprio sul set del primo film e – galeotti furono gli zombie – dal loro matrimonio è nata la piccola Ever, quatto anni e mezzo.

Ever è figlia di Resident Evil…
«Praticamente, sì. È sul set da quando aveva pochi mesi».

Non un set particolarmente rassicurante per una bambina.
«No, soprattutto perché qualche furbo ha pensato bene di piazzare il camerino usato dai truccatori degli zombie proprio davanti al mio».

Scelta opinabile.
«Sì, quando ho spiegato che ho una figlia di 4 anni e che vedere zombie uscire ed entrare dalla roulotte di fronte non è particolarmente edificante per lei, si sono profusi in scuse e l’hanno spostato. Anche se ormai lei è grande abbastanza per capire cosa le accade intorno e così non sono riuscita a evitare l’incontro fra gli zombie e mia figlia. Fino al film precedente riuscivo a distrarla… “Eve guarda l’uccellino!”. Questa volta non è stato possibile».

Si è spaventata?
«Nemmeno un po’. Era insieme ad Arianna, bambina di otto anni che fa parte del cast, e mia figlia stravede per le bambine più grandi. Stavano girovagando per il set fino a che non sono entrate proprio nel camper dei truccatori degli zombie».

Che è successo?
«Appena entrata, alla vista di quelle strane creature, si è fermata interdetta, poi ha visto Arianna che non aveva paura, ha guardato meglio e ha riconosciuto uno di loro, uno stuntman. E con un ghignetto gli ha fatto sapere: “Cosa credi!? Ti ho riconosciuto!”. Poi, poco dopo un altro si è avvicinato per dirle che ha una nipotina della sua età… Insomma, erano brutti ma non esattamente cattivi e così ora posso affermare che mia figlia è l’unica quattrenne al mondo che non ha paura degli zombie ma ha il terrore dei pony… l’altro giorno davanti a un pony si è messa a piangere». […]

(Foto Kikapress)

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